Imu e Tasi: senza prima casa in quattro anni lo Stato perde oltre 3 miliardi

24 Luglio 2019, di Alessandra Caparello

La tassazione immobiliare, si sa, è una manna dal cielo per le casse dello Stato. Una considerazione che viene confermata dai numeri snocciolati dal direttore della Direzione centrale per la contabilità nazionale dell’ISTAT, Gian Paolo Oneto nel corso di un’audizione ad oggetto l’esame delle proposte di legge in materia di IMU.

Si chiama nuova IMU la tassa che, secondo una proposta presentata da Alberto Gusmeroli (Lega), vice presidente della commissione Finanze della Camera e primo firmatario del testo, prevede la fusione tra Imu e Tasi nell’ottica della semplificazione fiscale per i contribuenti. L’audizione dell’ISTAT ha come scopo quello di descrivere il quadro attuale  sul mercato immobiliare tricolore, individuando in primis il gettito tributario derivante dall’IMU e dalla TASI, poi una valutazione complessiva del valore della ricchezza immobiliare delle famiglie e dell’impatto del titolo di godimento dell’abitazione sulle loro spese per consumi e sui livelli di povertà e infine l’andamento delle compravendite di immobili e la dinamica dei prezzi degli immobili stessi.

Gettito Imu e Tasi nel 2018

Per quanto riguarda il gettito IMU e Tasi soprattutto, l’Istat certifica che nel 2018 si conferma pari a 21 miliardi e 983 milioni, di cui 19,9 miliardi provenienti dall’imposta municipale sugli immobili e 1 miliardo e 100 milioni dal tributo sui servizi indivisibili. Nel dettaglio, nel 2018 l’Imu sarebbe “in leggerissima riduzione” sul 2017  mentre la Tasi sarebbe stabile (a 1,1 miliardi), ma in forte calo rispetto ai “circa 4,6 e 4,7 miliardi nei primi due anni di applicazione (2014 e 2015)”, scendendo “a circa 1,2 miliardi nel 2016 e 1,1 nei due anni successivi, in corrispondenza all’esclusione da tale tributo dell’abitazione principale”. In complesso, esentando la prima casa dalle due imposta ha portato dal 2015 al 2018 a una perdita di 3,6 miliardi di euro.

Immobiliare: prezzi e compravendite

Completano il quadro descritto dall’Istat i dati sul patrimonio immobiliare che costituisce una parte molto rilevante della ricchezza delle famiglie italiane. Il valore dell’insieme delle abitazioni costituiva nel 2017 circa la metà (precisamente il 49,2%) dell’insieme della ricchezza totale di questo settore istituzionale. Quote decisamente più contenute riguardano gli immobili non residenziali (quasi il 7% nel 2017) e le altre attività non finanziarie (essenzialmente asset produttivi) che pesano per circa il 3%. La restante parte della ricchezza delle famiglie è costituita dalla componente finanziaria la quale include il risparmio gestito (quote di fondi comuni, riserve tecniche assicurative e fondi pensione) con un’incidenza del 14% della ricchezza lorda, i depositi (13%) e le azioni e partecipazioni (10%).

Sguardo infine sull’andamento del mercato immobiliare in generale dove emergono prezzi in calo mentre il volume delle compravendite mostra segnali di ripresa.

La terza fase temporale, a partire dal 2014, mostra una graduale ripresa del mercato immobiliare, trainata dal settore abitativo, con un aumento di transazioni pari al 35,7% nel 2018 rispetto ai valori minimi del 2013, ma ancora con un gap del 28,9% rispetto ai valori massimi del 2006 (…) Secondo le stime preliminari, nel primo trimestre 2019 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, diminuisce dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti dello stesso periodo del 2018 (…)