Impresa familiare, punti forti e punti deboli del modello all’italiana

19 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

L’imprese a conduzione familiare, tratto tipico del capitalismo italiano, si dimostrano più resistenti nelle fasi di recessione e più attente ai ricavi e agli investimenti a lungo termine rispetto a quelle il cui azionista di riferimento non sia il nucleo famigliare originario. Lo ha messo in luce l’edizione 2019 del Family Business Study condotto da Russell Reynolds Associates, società internazionale di consulenza manageriale.

Lo studio ha preso in esame 40 società quotate in Italia, Francia, Spagna e Germania; 20 familiari e 20 non familiari. Sono considerate imprese familiari quelle in cui i membri della famiglia risultano essere azionisti di riferimento, o coinvolti nel management e almeno alla seconda generazione.

Fra i punti deboli del modello familiare emergono le competenze di business e l’internazionalità nei board. Nelle imprese familiari italiane i membri della famiglia rappresentano il “lato giovane” del consiglio di amministrazione (il più giovane ha 28 anni contro i 38 delle imprese non familiari), in pochi hanno esperienza internazionale e di Ceo (solo il 25% contro il 47% della Spagna), digitale (solo l’1%) e contabile (Italia 7%, 16% Germania, 20% Francia).

Un modello tipicamente italiano

L’importanza del modello familiare, in Italia, è grande: rappresentano due terzi delle imprese nazionali, e contribuiscono per il 60% alla produzione del Pil, garantendo il 70% dei posti di lavoro a livello nazionale.

Le imprese familiari italiane, conferma lo studio, risultano caratterizzate da una forte “familiarità”. Mantenendo invariato il numero dei membri del Cda rispetto alle imprese non familiari, il 28% dei membri del consiglio risulta infatti essere appartenente alla famiglia. “Ne consegue che in Italia quest’ultima tende ad esercitare un alto livello di controllo sull’azienda, mantenendo le dimensioni del Consiglio contenute”, si legge in un comunicato della Russell Reynolds.

“Le imprese familiari svolgono un ruolo fondamentale nel contesto del sistema produttivo nazionale ma risultano esposte ad alcune importanti sfide” commenta Beatrice Ballini, Managing Director di Russell Reynolds. “Meno del 30% delle imprese familiari sopravvive infatti alla terza generazione, per lo più a causa di una preparazione insufficiente da parte delle generazioni subentranti.
La selezione dei leader aziendali risulta complessa, piena di sfide emotive, economiche e di governance e il processo di trasmissione dei valori familiari deve saper includere costantemente nuovi elementi interni ed esterni alla famiglia che consenta di affrontare un’arena competitiva sempre più rapida e complessa”.