Imprenditore: “dovrebbero arrestare 80% dei CdA”, banche in primis

8 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – L’imprenditore ciellino Antonio Simone, 58 anni, si sfoga sulle pagine del Corriere della Sera dicendo di essere “prigioniero della politica (dei magistrati)”.

Simone e’ stato arrestato il 13 aprile nell’inchiesta sulla sanita’ lombarda che ha portato anche all’iscrizione nel registro degli indagati per corruzione aggravata il governatore della regione Roberto Formigoni.

Qui di seguito riportiamo un estratto dell’intervista in cui l’imprenditore denuncia il suo arresto preventivo, dicendo che “restare dentro e’ una istigazione al suicidio”.

Simone aggiunge inoltre che “se il principio della pianificazione e dell’ottimizzazione fiscale fosse reato, si dovrebbero arrestare i CdA di quattro quinti delle societa’ quotate in borsa, banche in primis, vedi Unicredit”.

Prima di essere giudicato dai giudici sente di dover essere perdonato o di doversi perdonare qualcosa?

«Premesso che trovo una vergogna e contro la legge aspettare un processo in carcere, io ho chiesto perdono a chi, leggendo i giornali, si è scandalizzato dei miei presunti comportamenti lì riportati. Mi sento, comunque, peccatore dall’età in cui ho cominciato a usare la ragione. Ho seriamente paura di chi non si sente peccatore».

Perché considera sbagliata la sua carcerazione preventiva?

«Oggi si usa la carcerazione preventiva come condanna preventiva, come forma di tortura (senza contare la gogna mediatica). Io sono in carcere perché non dico di aver corrotto… Il mio è un corpo sequestrato.

Mi chiedo se piuttosto non sia configurabile il reato di tentata istigazione al suicidio, visto che contro ogni logica di giustizia, il proprio corpo resta l’ultima arma di difesa dei propri diritti e della dignità. Sono prigioniero della politica. Quella dei pubblici ministeri, quella dei mass media, quella dei partiti».

In carcere perché l’aiuta aggrapparsi all’immagine di don Luigi Giussani che lei ha attaccato alla cella e pregare?

«Nella foto c’è don Luigi Giussani, con la sua storia, il carisma che ha ricevuto e che la Chiesa ha riconosciuto, in ginocchio davanti al Papa, cioè l’autorità della Chiesa.

Il braccio è teso a offrire e accogliere la risposta del Papa che è un abbraccio e un bacio in fronte. Impressionante. Quella foto è parte della storia della Chiesa. Solo un laicismo narcisista e nichilista e, ancor peggio, l’ipocrisia di taluni “cattolici adulti”, può usare quanto sta succedendo intorno a Roberto Formigoni, per chiedere l’intervento del Vaticano contro Comunione e Liberazione.

Io, che prego poco, guardo quella foto che ho appeso per ricordarmi di offrire la mia vita, comprese le sofferenze e peccati a chi mi ha dato la possibilità di vivere tutto con un senso, con un significato».

Che lavoro fa(ceva)?

«Ora il carcerato. Prima, ho lavorato nel settore immobiliare fuori dall’Italia (Praga, Cile, Israele, Caraibi, Argentina) poi mi sono interessato di sviluppo sanitario».

Perché per i suoi business con il faccendiere Piero Daccò utilizzava società di copertura off shore?

«Quando ho lasciato la politica nel 1992 ho cominciato a lavorare a Praga per due multinazionali francesi. Nel 1998 ho posto la residenza a Londra, visto che avevo solo interventi economici in giro per il mondo e non stavo più in Italia.

Ho sempre avuto società rapportate al business che seguivo, ordinate secondo le leggi dei rispettivi Paesi. Se il principio della pianificazione o ottimizzazione fiscale fosse reato, si dovrebbero arrestare i consigli di amministrazione di quattro quinti delle società quotate in borsa. Banche in primis, vedi Unicredit-Profumo e altre decine di delle banche. Tremonti aveva in Lussemburgo un apposito e avviato studio di planning fiscale».

Lei si sente responsabile di quel che sta succedendo al suo amico governatore Roberto Formigoni, indagato per corruzione?

«Non avendo corrotto mai nessuno e men che meno Formigoni, non mi sento responsabile del male che gli vogliono gli avversari politici, i gruppi di potere. In guerra ci sono morti e feriti, l’importante è che tutti capiscano che è stata dichiarata una guerra contro ciò che rappresenta Formigoni, non per le mete esotiche che sceglie per le sue vacanze natalizie».