Immobiliare: Iuc, con la nuova imposta si paga +300% in più

24 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Un vero e proprio salasso per le imprese di servizi il passaggio alla Tari, la componente rifiuti della IUC, la nuova imposta unica comunale introdotta dalla Legge di Stabilita’, avvenuto ad inizio anno, che nel 2014.

E’ quanto sottolinea Confcommercio che ha realizzato uno studio sugli effetti della nuova imposta. Dall’analisi delle maggiorazioni tariffarie effettuata su un campione di sei grandi regioni (Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia) emerge, infatti, la pesante incidenza di questo tributo sulle attivita’ economiche in questi settori con un incremento medio dei costi pari al 302%; per alcune tipologie commerciali, in particolare, gli aumenti saranno ancora piu’ salati, come nel caso dei negozi di ortofrutta, pescherie, fiori e piante (+627%), delle discoteche (+568%), dei ristoranti e pizzerie (+548%).

Ma aumenti molto consistenti si avranno anche per un negozio di alimentari (+237%, sup. media 300 mq) o per un albergo senza ristorante (+216%, sup. media 200 mq).

”Si tratta di incrementi ingiustificati – afferma Confcommercio – che trovano peraltro riscontro anche nel dato medio nazionale, derivanti essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantita’ di rifiuti prodotta; una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese che impone la necessita’ di rivedere al piu’ presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo affinche’ rifletta la reale produzione di rifiuti ridefinendo con maggiore puntualita’ coefficienti e voci di costo e distinguendo tra utenze domestiche e non domestiche”.

Per superare queste criticita’, secondo Confcommercio occorre rivedere completamente la struttura dell’attuale sistema di prelievo affinche’, in conformita’ con il principio comunitario del ”chi inquina paga”, lo stesso rifletta in modo puntuale la reale produzione dei rifiuti da parte delle utenze domestiche e non domestiche. Bisogna, poi, ridisegnare gli indici e le voci di costo che determinano i coefficienti in termini di ripartizione tra quota fissa e variabile e tra componente domestica e non domestica. E allo stesso modo e’ importante formalizzare specifiche linee guida tecnico-operative per individuare un range di costi standard a totale copertura del servizio, affinche’ anche questa voce possa venire imputata, da parte dei comuni, in maniera uniforme sul territorio. (ASCA)