Immigrazione e territorio: “non sono razzista”

27 Aprile 2017, di Giovanni Falcone

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. omissis”- 1° comma art. 3 Costituzione.

A leggere i “principi fondamentali” della nostra Carta costituzionale, rimango a dir poco estasiato per il senso di una lungimirante equità, giustizia e fiducia che, la sola lettura, riesce ad infondere e trasmettere.

L’attuale contesto demografico e storico dell’intera Europa e del nostro Paese in particolare, appare fortemente influenzato da un lontano ed inarrestabile processo di immigrazione. Si tratta di un fenomeno naturale nella misura in cui le varie Istituzioni riescono a governarlo, tanto nel rispetto dei citati principi costituzionali, tanto del sentire comune.

Già da tempo ormai, tutti abbiamo imparato a conoscere la parola “extracomunitari”, in qualche caso anche utilizzata, ahimé in modo dispregiativo, nell’intento di indicare soggetti dediti o comunque contigui a fenomeni di devianza sociale, quali autori di fatti criminali. Nello stesso tempo, con cadenza quasi quotidiana la cronaca ci ricorda il persistere e l’accentuarsi di tale fenomeno, spesso accompagnato da oscure tragedie di naufragi e affondamenti, delle tante carrette del mare o relitti galleggianti stracarichi di persone di ogni età e colore che, con ogni mezzo tentano di sbarcare sulle nostre coste, provenienti da paesi in guerra, o intere generazioni vittime di carestie, tutti alla disperata ricerca di una decorosa sopravvivenza.

L’Europa tutta è chiamata a dare delle risposte in termini di organizzazione e di strategia dell’accoglienza, per non lasciare il singolo Stato a fronteggiare in modo improvvisato un fenomeno altrimenti ingovernabile.

Finora si è visto poco e ancora meno, in concreto, si è fatto.

Ogni Paese della c.d. Unione Europea si arrangia come può, dove alcuni, come l’Italia, cerca disperatamente di fronteggiare nel modo più umano possibile questa emergenza epocale e che l’avvento della “primavera araba” dell’ultimo decennio, con le tante guerre civili che ne sono seguite, ha decisamente accentuato.

Altri, come la Francia, o almeno qualche politico di punta francese pensa che chiudere le frontiere sia il modo migliore per affrontare  il problema dell’immigrazione e per meglio contrastare il fondamentalismo islamico che si è già manifestato con violenti attacchi terroristici.

Altri ancora alzano muri o filo spinato, con immagini familiari del Terzo Reich della Germania nazista che tutti noi aborriamo.

Insomma, sia pure con scarsa fantasia, quasi tutti i Paesi europei si stanno affannando a risolvere sbrigativamente questo grande fenomeno dell’immigrazione, agendo come i “vincoli sparpagliati” di pappagoniana memoria[1].

In Italia, per non farci mancare niente, al pari delle amenità francesi che pensa di ostacolare il terrorismo chiudendo le frontiere, dimenticando che gli attacchi di inaudita violenza sono giunti da persone nate e vissute in Francia, abbiamo un “populismo in crescita”, dove alcuni movimenti si associano a soluzione sbrigative di difficile realizzazione.

Ad un problema immane, quale appunto l’immigrazione, da qualche tempo, come ho cercato di dire si aggiunge anche quello del fondamentalismo islamico che vede nella nostra cultura occidentale un antagonista da abbattere. L’11 settembre del 2001 rappresenta lo spartiacque più eclatante che ormai tutti ricordiamo. Le successive stragi di Madrid, di Londra e ultimamente di Francia e Belgio, solo per restare in Europa, non fanno che accrescere la nostra paura e diffidenza.

Nel mentre ci si attende una reazione ed una posizione più forte e netta da parte di tutte le Organizzazioni islamiche presenti in Europa in grado di isolare e combattere questi fenomeni di terrorismo, rimanendo nell’alveo della nostra Costituzione, con la quale ho introdotto l’argomento di oggi, voglio qui ricordare il contenuto dell’art. 8, ove testualmente si afferma:

“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.”

Voglio essere tollerante verso i nuovi arrivati, sono per una cultura multietnica, a condizione che ci sia il comune rispetto verso le nostre leggi, i nostri costumi e le nostre consuetudini. Diversamente, come cittadino comune, mi sento assediato, la mia sicurezza è minacciata, non so cosa fare né come reagire.

Nel mio animo non sono razzista, non voglio esserlo e neanche pensarlo.

Fino all’ultimo, non vorrò neanche diventarlo …

 

[1] Pappagone, personaggio comico portato in scena dal grande attore Peppino De Filippo