IL RISVEGLIO EUROPEO DEVE COINVOLGERE I SINDACATI

12 Luglio 2000, di Redazione Wall Street Italia

L’Europa sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Sono arrivate Internet e la rivoluzione digitale e le start up che entrano sul mercato lasciano sperare che l’era della disoccupazione stia finalmente per finire.
Gli esperti, pero’, prevedono una drammatica trasformazione anche per il mondo del lavoro e, nel processo, la ridefinizione dei sindacati.

Per molti anni i pionieri americani della Nuova Economia hanno classificato la Germania, con la sua industria in declino e l’inflessibilita’ delle istituzioni, come il Paese simbolo di un continente troppo paralizzato per occuparsi di Internet e della rivoluzione digitale.

Ora il giudizio sull’Europa deve essere rivisto. Il Vecchio Continente e’ infatti al centro di un rapido risveglio e ovunque in Europa nuove societa’, supportate dai capitali derivanti da un mercato azionario euforico, stanno crescendo a ritmi sostenuti e dando vita all’economia online del futuro.

E stanno creando nuovi posti di lavoro. Uno studio di Growth Plus ha scoperto che 500 nuove societa’ europee hanno creato 227300 posti di lavoro durante gli ultimi cinque anni.

Il nuovo mondo del lavoro, pero’, differisce radicalmente dalla sicurezza a cui era abituata la generazione del dopoguerra.
Il rinascimento europeo prevede un alto rischio e richiede audacia imprenditoriale.

Intershop Communications, ad esempio, una societa’ che produce software per il commercio elettronico, e’ passata in breve tempo da uno staff di 20 persone alle attuali 700 e dovrebbe, entro l’anno prossimo, contare 1300 dipendenti.

Anche nelle maggiori esponenti della Vecchia Economia, da Siemens alla spagnola Telefonica e’ pero’ evidente la tendenza a una struttura piu’ essenziale e innovativa, il tutto supportato da un rinnovato ottimismo.

Nello studio ‘Il panorama lavorativo del 2010′ l’istituto di ricerca IAB prevede 500 mila nuovi posti di lavoro nella sola Germania.

Queste cifre, pero’, nascondono drammatiche trasformazioni strutturali. Gli esperti preannunciano infatti che entro la fine del decennio la Germania perdera’ 2,5 milioni di posti di lavoro nella produzione industriale e che allo stesso tempo verranno creati 1,4 milioni di nuove posizioni in societa’ di consulenza, pianificazione, Media e pubblicita’. Il settore dei servizi, alimentato da tre milioni di posti di lavoro andra’ a rappresentare quasi il 70% del mercato.

Anche l’esempio della Svezia dimostra come la rivoluzione di Internet e delle telecomunicazioni abbia creato nuova occupazione.
La Svezia, una volta nota come Paese contrario a ogni tipo di rischio, ha aperto le porte -piu’ di ogni altro Paese in Europa – al progresso digitale e oggi conta il piu’ alto investimento procapite nella tecnologia dell’informazione e il numero piu’ alto di collegamenti Internet.
Questa transizione verso la Nuova Economia ha aiutato un Paese dominato dal settore industriale a superare la piu’ pesante recessione del dopoguerra. La Svezia dal 1997 ha cosi’ ridotto di quasi la meta’ il tasso di disoccupazione, portandolo al 5%.

Frieder Meyer-Krahmer, direttore del Fraunhofer Institute for Systems Technology & Innovation sostiene che le innovazioni radicali, quali quelle nell’informazione e nella biotecnologia, sono strumentali nell’aumentare la domanda occupazionale, ma da sole non bastano a rimettere al lavoro in Europa 14,6 milioni di disoccupati. Sono necessarie anche riforme fiscali, monetarie e sociali che assicurino la stabilita’ della crescita.

Le condizioni sono ora ottimali per le riforme. I governi europei hanno iniziato a ridurre il loro deficit, a rendere piu’ efficace il sistema sociale e a concedere maggiore liberta’ imprenditoriale. Gli economisti prevedono la creazione di 4 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi tre anni e i primi successi sono gia’ evidenti.

La Spagna, per molti anni considerata la retroguardia europea, ha celebrato a maggio il tasso di disoccupazione piu’ basso degli ultimi 20 anni.

Nella Nuova Economia la vita lavorativa e’ diventata allo stesso tempo piu’ rischiosa e stressante, ma anche piu’ varia e remunerativa. L’impiego a vita nella stessa societa’ e’ un relitto dell’era industriale. L’economia del 21esimo secolo richiede un tasso piu’ alto di responsabilita’ individuale. Ognuno deve prendere coscienza dell’importanza della mobilita’ del lavoro e delle sempre piu’ specifiche qualifiche professionali.

Le associazioni di categoria sono quelle meno preparate a questi cambiamenti e rimangono aggrappate allo stile lavorativo della vecchia industria, perdendo l’interesse soprattutto dei giovani lavoratori.

In tutti i Paesi europei i sindacati devono fare i conti una riduzione delle iscrizioni e della loro influenza. Anche in Germania, dove il seguito e’ tra i maggiori, i sindacati contano 8,5 milioni di aderenti, con una perdita di 2,32 milioni in sei anni.

I sindacati sono quasi inesistenti nel settore dell’informazione e della tecnologia della comunicazione, cosi’ come in quello dei nuovi Media e dei software.
Tra le societa’ del Nemax 50, l’indice che rappresenta le principali societa’ del Neuer Markt tedesco, solo 9 prevedono un organo che rappresenti gli interessi dei lavoratori.

Nelle societa’ della Nuova Economia il tipo lavoro e’ molto simile a quello di un freelance, con orari che cambiano di settimana in settimana e dipendenti spesso azionisti della societa’ per la quale lavorano.

Tra le 50 societa’ in crescita dell’indice Nemax, ben 44 offrono azioni o opzioni ai propri dipendenti. La vechhia dottrina dei sindacati, basata sulla contraddizione tra lavoro e capitale, sta perdendo quindi forza.

Recentemente in Germania i sindacati hanno espresso il loro appoggio alla partecipazione dei lavoratori alla societa’, al capitale produttivo e ai sistemi pensionistici aggiuntivi che utilizzano il mercato.

Le riforme, pero’, sono ancora bloccate dal complesso sistema tedesco di accordi salariali di settore e giungere a una struttura piu’ flessibile richiedera’ uno sforzo sostanziale.

Quando Dieter Schulte, capo dell’organizzazione sindacale DGB, ha osato avanzare l’idea che una settimana lavorativa di 50 ore potrebbe essere accettabile – descrivendo di fatto la realta’ dell’economia digitale – ha sollevato le ire dei sindacalisti piu’ dogmatici che ancora lottano per orari piu’ ridotti.

I sindacati giocano pero’ un ruolo importante anche nella Nuova economia, soprattutto nel campo della riqualificazione professionale.

I ricercatori di IAB prevedono che la percentuale di lavori altamente specializzati crescera’ in Germania dall’attuale 35% al 40% nel 2010. Le conoscenze tra gli operatori di computer passano dall’essere all’avanguardia all’essere obsolete in pochi anni, pertanto i lavoratori hanno bisogno di una continua riqualificazione.

Nei prossimi dieci anni l’economia tedesca perdera’ oltre 1,5 milioni di posti di lavoro non qualificati e la societa’ di consulenza Booz Allen & Hamilton prevede che in tre anni oltre 20 milioni di persone verranno lasciate al di fuori dell’economia dell’informazione.

Nel ventesimo secolo i sindacati si sono battuti per il salario; nel ventunesimo secolo la loro battaglia deve essere per eque opportunita’ di istruzione.