Il ricco mercato saudita ‘is open for business’. Balzo +15% in 2015

15 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Svolta storica per l’Arabia Saudita, che ha aperto ufficialmente oggi il suo mercato finanziario agli investimenti esteri: la Borsa di Riad (Tadawul), la più importante del mondo arabo, ha una capitalizzazione totale di 560 miliardi di dollari. L’indice è balzato +15% quest’anno, più di qualsiasi altro listino del Medio Oriente e, al momento, è scambiato al di sopra delle sue medie mobili degli ultimi 100 e 200 giorni.

Per Martial Godet, capo della divisione equity nei mercati emergenti di BNP Paribas, “il mercato saudita non sarà economico, ma rappresenta tuttavia una forma di diversificazione negli emergenti, in presenza di crescenti rischi in Brasile, Messico, Russia, Indonesia e Malesia”.

Con un avviso pubblicato ieri il mercato ha confermato che a partire da oggi “gli investitori stranieri autorizzati possono iniziare a operare sulle azioni quotate”. Di fatto, sia se residenti che non residenti, gli investitori potranno detenere fino al 49% di una singola azione.

Finora solo le società registrate in Arabia Saudita o negli altri cinque paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) erano autorizzate a comprare o vendere sul mercato saudita, mentre gli stranieri dovevano passare per fondi di investimento sauditi o di altri Paesi del Golfo”.

Da oggi banche estere, società di brokeraggio, fondi di investimento e compagnie di assicurazione con sede fuori del Golfo possono investire direttamente in Arabia Saudita, a condizione che soddisfino alcune condizioni. Tra queste, oltre a quella di cui sopra, una riguarda il trading diretto, che è limitato a investitori istituzionali che abbiano un minimo di asset in gestione di $5 miliardi, oltre a cinque anni almeno di esperienza.

La decisione di aprire la Borsa saudita agli investitori stranieri, presa un anno fa e diventata operativa oggi, segna un passo in avanti nella direzione di riformare l’economia dello stato del Golfo per non limitarsi ai proventi derivanti dal petrolio soprattutto in un periodo in cui, il calo delle quotazioni del greggio, ha avuto un impatto negativo posizione fiscale del Regno: il 2014 ha infatti registrato il primo deficit saudita in 12 anni. (mt)