IL PIL SOCIALISTA

25 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Nel 2006 in Italia, secondo i dati Eurostat, la spesa pubblica ha superato il 50 per cento del pil. A comporre il pil concorrono anche le imposte indirette che sono un 14 per cento e gli ammortamenti che sono un altro 12 per cento. Dunque il prodotto nazionale netto è il 75 per cento del pil. E poiché 50 su 75 fa 0,66, la spesa pubblica italiana è oramai pari a due terzi del reddito nazionale o prodotto netto.

L’aumento della spesa sul pil rispetto al 2005 è di due punti, che diventano 2,66 misurati sul prodotto netto. Il 2006 è stato un anno speciale, perché gli si sono addossati oneri eccezionali per rimborsi Iva e per la statizzazione di Ispa, società di infrastrutture della Cassa depositi e prestiti. Ma questo non è un buon motivo per passare sotto silenzio questo record italiano. Perché di record si tratta, dato che in Europa solo la Francia, paese statalista, ci supera con il 53 per cento di spesa pubblica sul pil. Austria e Belgio sono al 49 per cento, la Finlandia e la Svezia mezzo punto sotto. La Germania è al 45,7 e la media dell’Europa a 12 è del 47,4 per cento.

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Inoltre, per gli investimenti in grandi opere, il passaggio dalla finanza di progetto a quella statale, secondo i principi dell’attuale governo, che ha creato oneri straordinari sul 2006, comporta nuovi gravami strutturali di spesa pubblica, salvo che a queste opere si rinunci. E la dilapidazione del cosiddetto tesoretto, che si sta verificando, non promette nulla di buono per il 2007. Se la spesa pubblica raggiunge i due terzi del reddito prodotto dagli italiani, ciò vuol dire che la nostra è una economia largamente socializzata. E allora è facile capire perché il pil cresca così poco.

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