Il petrolio registra la maggior perdita settimanale degli ultimi 2 anni

1 Aprile 2022, di Gianmarco Carriol

Il petrolio resta su livelli stabili questo venerdì, mentre i membri dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) avrebbero dovuto discutere di un’ulteriore aggiunta di riserve di petrolio al mercato insieme al previsto rilascio di 180 milioni di barili da parte degli Stati Uniti.

I contratti benchmark Brent e WTI sono entrambi sulla buona strada per registrare i loro maggiori ribassi settimanali degli ultimi due anni, rispettivamente del 14% e al 13%.

I future sul greggio Brent stanno registrando nel pomeriggio di oggi una flessione di 63 centesimi o dello 0,6%, a $ 104,08 al barile. I future sul greggio US West Texas Intermediate (WTI) cedono 99 centesimi, o l’1%, a $ 99,29.

Grafico 4 ore Brent - Tradingview

Giovedì, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato il rilascio di 1 milione di barili al giorno di greggio per sei mesi a partire da maggio, il più grande rilascio mai realizzato dalla Strategic Petroleum Reserve (SPR) degli Stati Uniti.

I membri dell’AIE dovrebbero incontrarsi oggi per discutere di un ulteriore rilascio delle scorte di petrolio.

Aumento della produzione di petrolio in Sud America

In questo frangente il governo del Perù vuole aumentare la produzione di petrolio in alcuni dei suoi giacimenti dormienti amazzonici. Tra le aree pronte per un riavvio c’è il Block 192, il campo più grande e più permeabile del paese andino. Situato nel profondo della giungla amazzonica nel nord del Perù, il blocco è stato per decenni uno dei principali produttori di petrolio del paese.

Come sta reagendo l’OPEC+

Nel frattempo l’OPEC+, che comprende l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e alleati tra cui la Russia, giovedì ha mantenuto i piani per un aumento di 432.000 barili al giorno rispetto all’obiettivo di produzione di maggio nonostante le pressioni occidentali per aggiungerne altri.

“Il gruppo continua a ritenere che l’attuale forza e volatilità del mercato sia dovuta a preoccupazioni geopolitiche piuttosto che ai fondamentali”, ha affermato ING.

Invece di cercare barili di petrolio extra dall’OPEC+, i trader potrebbero dover guardare il conteggio degli impianti di perforazione statunitensi di Baker Hughes, dove i segnali di attività di perforazione sono aumentati negli ultimi mesi.

“L’incombente inondazione di barili statunitensi non cambia il fatto che il mercato farà fatica a trovare un’offerta sufficiente nei prossimi mesi”, ha affermato l’analista di PVM Stephen Brennock.

“Il rilascio degli Stati Uniti impallidisce rispetto alle aspettative che 3 milioni di barili al giorno di petrolio russo saranno bloccati causa sanzioni”.

In ogni caso JP Morgan ha dichiarato in una nota di aver mantenuto invariate le sue previsioni sui prezzi a $114 al barile per il secondo trimestre e $101 al barile nella seconda metà di quest’anno.

“Riconosciamo che il rilascio di scorte di petrolio non è una fonte di approvvigionamento persistente, e se i barili russi bloccati saranno in media di oltre 1 milione di barili al giorno il prossimo anno, questo lascerà il 2023 in un profondo deficit, rendendo la nostra previsione del prezzo di $98 al barile troppo bassa”, ha detto la banca.

Un segnale ribassista per la domanda arriva invece dall’hub commerciale cinese di Shanghai che si è fermato quest’oggi dopo la decisione del governo di bloccare la maggior parte dei 26 milioni di residenti della città, con l’obiettivo di fermare la diffusione del COVID-19.