IL MONDO CORRE VERSO LE CITTA’

20 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Parigi, 20 giu – Nel 1900, appena un “terrestre” su dieci viveva in un ambiente urbano. Nel 1950, i “cittadini” rappresentavano un po’ meno di un terzo della popolazione mondiale. Oggi, gli uomini residenti nelle città sono più numerosi di quelli che abitano nelle aree rurali: è quanto sottolinea uno studio divulgato oggi dall’Istituto nazionale francese di studi demografici. Ebbene, secondo questa ricerca la tendenza all’urbanizzazione è destinata ad accentuarsi, soprattutto in Asia e Africa, che dal 2030 ospiteranno la maggioranza delle megalopoli del pianeta. In questa data, i “cittadini” saranno ben cinque miliardi, ovvero il 60% della popolazione mondiale. Oggi, le città del pianeta complessivamente accolgono 3,3 miliardi di persone. Attualmente i continenti maggiormente urbanizzati sono anche i più sviluppati, Europa e America del Nord in testa: i tre quarti degli abitanti di questi continenti vive in città. Ben presto però questa equazione potrebbe mutare, tanto che gli autori della ricerca ritengono che molto probabilmente la spinta all’urbanizzazione selvaggia, come già sta del resto succedendo in diverse aree del pianeta, diventerà un serio ostacolo allo sviluppo. In particolare Jacques Véron, che ha firmato lo studio, sottolinea che i problemi di “congestione” di tante megalopoli del sud del mondo, gli elevati livelli d’inquinamento da esse provocati e la crescita esponenziale delle bidonville sono “altrettanti segnali del conflitto tra urbanizzazione e sviluppo”. Lo stesso Véron pone comunque in evidenza il parere di altri analisti secondo i quali le bidonville vanno ormai considerate come delle vere e proprie “città nella città”, strutturate e “integrate” con proprie attività diversificate, aperte al mercato internazionale. Un’analisi che porterebbe alla conclusione secondo cui nei prossimi anni l’urbanizzazione globale è destinata ad incrementarsi, anche se in molti casi sarà un urbanizzazione “ruralizzante” in quanto gli strati più poveri della popolazione saranno costretti ad adottare stili di vita paragonabili a quelli degli abitanti dei “villaggi” di provenienza.