Il momento del dollaro

11 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

LEGNANO (WSI) – IL Dow Jones FXCM Dollar Index su nuovi massimi assoluti indica perfettamente il principale tema del mercato. Il dollaro americano si dimostra la valuta più in grado, in questo momento, di catalizzare flussi di liquidità in acquisto e la reazione ai dati su nuovi posti di lavoro creati e tasso di disoccupazione dello scorso venerdì ne sono stati una dimostrazione emblematica.

I dati americani sulla release dei Non Farm Payrolls hanno visto un dato superiore alle 200mila unità – 236mila per la precisione – contro aspettative che si attestavano a 160k, mentre il tasso di disoccupazione è risultato in decrescita di 0,2 punti percentuali a quota 7,7%, anche se va detto che la base partecipativa al calcolo è diminuita a sottolineatura del fatto che stiamo assistendo ad una contrazione delle persone che stanno ricercando attivamente un lavoro.

Dopo il Beige Book dei 12 Distretti della Fed della settimana scorsa, il quale ha svelato una situazione di moderata ripresa e dopo il dato di venerdì, il dollaro americano ha reagito nel senso macroeconomico del termine, rafforzandosi a tutto campo.

Si è perciò avuta un’altra lampante conferma di come vengano perciò meno le dinamiche risk-on/ risk-off che hanno guidato il mercato fino ai mesi ultimi dell’anno scorso e che, a fronte di un positivo dato americano sullo stato del mercato del lavoro, ci avrebbero permesso di assistere a vendite di greenback volte a finanziare ricerca di rendimenti più elevati attraverso acquisti di euro e commodities currencies, indici azionari e le stesse materie prime.

In questo momento il mercato risponde a pure logiche macroeconomiche, che premiano le pubblicazioni di dati positivi e le prospettive migliorative dei fondamentali, proprio come è avvenuto nel caso americano. Il dollaro americano ad ora risulta la più forte tra le valute del cosiddetto G10 del Forex; sin dall’inizio di quest’anno, infatti, esso ha guadagnato sia in situazioni di avversione che propensione al rischio, dicotomia che appunto diventa ora antiquata nella spiegazione della dinamica evolutiva del biglietto verde. Ciò che sta avvenendo è, con molta probabilità, è che il dollaro stia effettuando una transizione da valuta di finanziamento a valuta di crescita.

Tale transizione è rialzista perché i carry trade di lungo termine, volti a sfruttare i differenziali strutturali dei tassi di interesse, stanno via via andando a ridursi. Inoltre, il miglioramento della situazione economica a stelle strisce sia di breve che di medio termine – e i dati di venerdì ne sono ampia dimostrazione – potrebbe, e con ogni probabilità già lo sta facendo, attrarre nuovi investimenti in dollari americani; ciò potrebbe avvenire anche in maniera relativamente veloce in quanto buona parte degli investimenti che si erano spostati off-shore negli anni scorsi potrebbero ritornare negli Stati Uniti per la banale logica per la quale in questo momento risulta più facile far rientrare i capitali in patria piuttosto che investirli in mercati emergenti che pur presentano più focolai d’attenzione.

Certamente sussistono dei rischi politici e basti pensare come il Presidente Obama debba far fronte a un ramo del parlamento in cui non possiede la maggioranza e che può frenarne il cammino programmatico, ma per quanto concerne l’innalzamento del tetto del debito pubblico e i tagli alla spesa sembra che via via si possano trovare accordi positivi per la gestione della situazione, che dunque sta riportando fiducia per nuovi afflussi di capitali negli USA e quindi in dollaro americano.

Il Dollar Index ha perciò raggiunto nuovi massimi rompendo il 10.525 fino a 10.580, riflettendo i buy di greenback contro euro, sterlina, yen e a dollaro australiano. L’unica anomalia a livello valutario è stata rappresentata dal dollaro canadese che è andato a rafforzarsi contro il “cugino” a fronte di ottimi dati sul fronte immobiliare (ricordiamo come vi siano rischi di bolla immobiliare in Canada) e che dunque ha impedito al cambio usd/cad di mettere a segno nuovi massimi.

Per breve analisi intermarket, invece vale la pena sottolineare come l’azionario abbia tenuto sostanzialmente i massimi, con gli indici Usa che hanno perfino provato rotture rialziste, mentre il petrolio sia andato a consolidarsi in area 91,50 e l’oro che ha mostrato forte volatilità ma che sostanzialmente si è ancorato ai valori medi di breve periodo in area 1580 dollari l’oncia.

La settimana che si apre dal punto di vista dei dati e delle news sarà sicuramente meno ricca di quella appena trascorsa ma potrà rivelarsi importante per capire se la logica sopra descritta che vede il dollaro come asset-currency potrà trovare conferma o meno.

EurUsd

Se si guarda ad un grafico giornaliero dell’Eurodollaro è singolare notare come la long white di giovedì sulle parole del Presidente BCE Draghi sia stata praticamente annullata invece dal ribasso di venerdì sui payrolls, riportando di fatto il cambio dapprima sui minimi in area 1,2960 per poi stabilizzarlo in area 1,30.

Da un punto di vista macro abbiamo già detto come potrebbero prevalere gli acquisti di dollaro USA che nel caso penalizzerebbero l’euro che invece continua ad essere attraversato da numerose problematiche, l’incertezza politica italiana su tutte.

Da un punto di vista tecnico continuiamo a trovarci all’interno dell’ampio canale discesista che descrive il prezzo ormai da oltre un mese, con i supporti statici che hanno comunque ben tenuto e con la formazione di una bella congestione, ben visibile sull’orario, sfruttabile sugli incrementi di volatilità: al rialzo solo al decisivo superamento del pivot point e proprio della trendline discesista che transita per 1,3030, per ritorni sui primi livelli a 1,3085 e 1,3120 in estensione. Ben più interessante sarebbe invece lo scenario ribassista che porterebbe a veri e propri breakout con preciso target a 1,2885.

UsdJpy

Gran bello strappo rialzista del cambio, indice di come potrebbero ripartire in maniera massiccia le vendite di yen. La famosa media a 100 periodi sul monthly che aveva fatto da scudo al prezzo proprio a febbraio è stata ben superata e ciò, per quanto poco utile a livello pratico nel trading intraday e swing, è sicuramente indicativo per la chiave di lettura della price action del cambio. Sul grafico orario si nota come vi sia un progressivo restringimento del range dei prezzi, dopo la tranquilla sessione asiatica di apertura settimanale, che ha concorso nella formazione di un cuneo rialzista che sul pullback della media a 21 periodi del grafico orario potrebbe nuovamente premiare gli acquisti con rottura dei massimi relativi a 96,30 e arrivi sui successivi livelli in area 97,00/20. Il superamento della media stessa al ribasso potrebbe invece condurre a correzioni più importanti, sfruttabili al perforamento ribassista del pivot sotto 95,75 per target a 95,10.

EurJpy

L’euroyen è stato attraversato nella giornata di venerdì da una concomitante debolezza di euro e di yen che ha fatto sì che no vi fossero rotture rialziste ulteriori rispetto a quelle di giovedì ma neanche approfondimenti ribassisti al di là del più importante supporto a 124. Anche in questo caso vale la pena, per buoni risk/reward, operare su superamenti dei massimi relativi a 126 con target a 126,90 o specularmente in vendita sotto 124 con preciso target in area 123.

GbpUsd

Perdura senza soluzione di continuità la grande debolezza di sterlina con il cable che insiste nel mettere a segno nuovi minimi. La strada verso l’ importante supporto a 1,4780 sembra infatti sempre più segnata, mentre qualche spunto rialzista sorge con la divergenza tra prezzo e oscillatore stocastico sul grafico a 4 ore che però potrebbe essere prontamente arrestata dalla media a 21 periodi sempre estremamente precisa nei pullback per ripartenze discesiste. Anche in questo caso, si puà sfruttare la violazione della congestione notturna sopra 1,4950 per veloci obiettivi a 1,50 e sotto l’1,49 per l’ambizioso livello sopra citato.

AudUsd

La situazione tecnica dell’aud/usd continua ad essere controversa, con contrastanti segnali su time frame più ampi come quello giornaliero, nel quale l’unica certezza sembra essere quella della media esponenziale a 21 periodi nel contenere i rialzi dei prezzi i area 1,0270/1,03. Sul grafico orario la view rialzista è ostacolata dalla presenza di tutte le medie mobili appena sopra il prezzo in area 1,0250 insieme al pivot point, mentre appare più scevro lo spazio al ribasso che sotto 1,0200 potrebbe permettere di riguardare l’1,0120.

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