Miglior investimento degli ultimi 150 anni? L’immobiliare

4 Gennaio 2018, di Livia Liberatore

Nei Paesi avanzati, a lungo termine, gli investimenti nell’immobiliare danno rendimenti simili alle azioni e assicurano la bassa volatilità delle obbligazioni. Un nuovo documento degli economisti dell’università California – Davis, quella di Bonn e della Bundesbank tedesca è arrivato a queste conclusioni. Meglio le case, dunque, rispetto alle azioni che danno ottimi risultati ma anche delle serie, periodiche delusioni o ai buoni del tesoro che mantengono al sicuro ma non fanno diventare ricchi.

I ricercatori hanno raccolto e confrontato i dati sui rendimenti dei buoni del tesoro, delle azioni e delle abitazioni residenziali, dal 1870 al 2015 per 16 Paesi ricchi come Stati Uniti, Germania e Giappone. In questo periodo il rendimento annuale delle case era di poco superiore al 7% se aggiustato all’inflazione, mentre quello delle azioni era di poco inferiore a questa percentuale. Allo stesso tempo, il rischio associato agli alloggi era molto più basso.

Se negli anni successivi al 1870 gli investimenti immobiliari erano i più certi e fruttiferi, la storia recente è stata più gentile con le azioni. Dal 1980, il rendimento annuale delle azioni nei 16 Paesi esaminati era del 10,7%, rispetto al 6,4% delle abitazioni. I ricercatori attribuiscono questo dato al crollo dei prezzi delle abitazioni dopo il 1990 in Giappone e alla lenta crescita degli immobili residenziali in Germania. Tuttavia, se si tiene conto anche della volatilità di un titolo nella misura dei rendimenti degli investimenti, la casa risulta l’investimento migliore anche dopo il 1980 in 14 dei 16 Paesi analizzati.

L’analisi delle due università e della Bundesbank non considera le tasse sulla proprietà. I ricercatori fanno solo una stima dell’impatto fiscale, variabile da Stato a Stato, che ridurrebbe il rendimento delle abitazioni di un punto percentuale rispetto alle azioni.