Il messaggio Ue: “Italia spenda poco e non sbagli”

11 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Margini cercasi disperatamente, e anche in fretta per aiutare l’Italia e soprattutto le nostre aziende a crescere. «Comunque la metti – ricorda una fonte europea -, siete un paese col debito al 130% del pil, un deficit appena sotto la soglia virtuosa del 3% e un pareggio di bilancio conseguito solo in termini strutturali, dunque al netto del ciclo». Vuol dire che l’Italia può spendere poco e non può sbagliare. Anche perché da metà 2015 avremo le regole più stringenti del Fiscal Compact e pure il passivo storico dovrà essere imbrigliato.

Gli spazi di manovra si ridurranno. Soprattutto se non si sarà messo in moto un meccanismo di politiche e azioni più che virtuoso. «Spending review per migliorare la qualità della spesa a ogni livello di governo», è la ricetta della Commissione Ue per il fronte interno.

La flessibilità (necessaria) che l’Italia riuscirà a spuntare a Bruxelles sarà funzione della bontà dei compiti fatti in casa. Il resto dipenderà dalla capacità di usufruire degli spazi di finanziamento aperti da (e con) l’Unione.

Il primo imperativo è usare meglio i fondi comunitari, dei quali restano 31 miliardi da iniettare nel sistema entro il 2015. Proprio ieri il ministro per la Coesione, Carlo Trigilia, ha annunciato che a maggio si è raggiunto il 40% della spesa certificata, il che sorpassa l’obiettivo nazionale e raddoppia il dato dall’autunno 2011. Il traguardo è lontano, ma abbiamo accelerato. «L’idea di un’agenzia che coordini la spesa è positiva», assicurano alla Commissione Ue. Si faccia.

Proprio agli assegni europei per sviluppo e competitività è legata quella che, impropriamente, è detta l’operazione golden rule. Mercoledì prossimo la Commissione svelerà la strategia per scorporare dal conteggio del deficit – temporaneamente – la parte di competenza nazionale del cofinanziamento dei progetti sostenuti da Bruxelles che abbiano incidenza diretta su crescita, occupazione giovanile e reti. Potrebbe essere una boccata di ossigeno da 3 miliardi, se va bene disponibili dal 2014.

Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha chiesto ieri che le risorse versate per le grandi reti transeuropee restino fuori dagli eurovincoli di bilancio. Sarebbe un bonus da 33 miliardi per Brennero & Co., assicura l’esponente del governo, «un aiuto non alla spesa cattiva bensì alla buona per la crescita».

E’ un partita che si può giocare. Fonti della Commissione riferiscono che il documento della prossima settimana aprirà ai cofinanziamenti per le infrastrutture anche se è difficile sperare in volumi molto grandi, poiché «creerebbero preoccupazione nei paesi del Nord».

Nell’attesa va massimizzata la fluidità dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione. Il governo ha stanziato 40 miliardi, la Commissione Ue(e qualche big come la Germania) ritiene che l’Italia possa ragionare sul fare di più, sebbene con ampia cautela. Confindustria teme che la burocrazia ingessi la trasfusione, mentre Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e dell’Unione provincie (Upi), fa sapere che le sue associate se la stanno cavando bene: «Siamo i primi a pagare». Al 6 giugno, il campione monitorato ha saldato 85 dei 121 milioni che doveva, cioè il 70,49%. «Entro una settimana avremo versato tutti e 718 i milioni che ci competono», assicura Saitta.

Il futuro dipenderà anche da come il governo si porrà verso Bruxelles. Per superare la crisi, suggerisce il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, Roma deve «cambiare in profondità la politica economica, ma è cruciale pure correggere il tiro a Bruxelles».

Quando chiediamo qualcosa, dice, «pagare il pregresso o tenere fuori gli investimenti dal conto del debito, abbiamo il diritto di essere ascoltati per ciò che siamo, non per quello che altri vorrebbero che fossimo». «Tratteremo con trasparenza e fermezza», promette una fonte diplomatica. Serve una rivoluzione copernicana. Al vecchio sistema, così com’è, sono rimaste poche carte da giocare.

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