Il fenomeno della startup MoviePass, la “Netflix del cinema”

21 Febbraio 2018, di Livia Liberatore

Negli Stati Uniti si può entrare al cinema per tutte le volte che si vuole pagando otto dollari al mese, l’equivalente di circa sei euro, con la tessera MoviePass. Un prezzo che nelle sale equivale a quello di un solo spettacolo per avere un accesso senza limiti (massimo una volta al giorno, però) in sala: sembra un sogno e per ora è la scommessa di di una startup usata da due milioni di persone negli Usa.

MoviePass è nata a San Francisco nel 2011 ma all’inizio non aveva riscosso molto successo. Nell’estate del 2017 la maggioranza di MoviePass è stata rilevata da Helios and Matheson, una società esperta in dati e l’amministratore delegato prelevato da Netflix. A cambiare è stato soprattutto il prezzo mensile, passato da 50 a otto dollari: così gli abbonati sono schizzati a due milioni in due mesi.

Secondo i fondatori della app, il valore per i produttori di film è costituito dai dati di chi va al cinema: sarà possibile sapere età, sesso, reddito, quartiere del cinema, orario di visione, in un modello simile a quello di Facebook e Google ma applicato al cinema. In questo modo, i botteghini del cinema si vedono comunque arrivare l’intero importo del biglietto, garantito dai produttori. Ma la Netflix del cinema deve ancora provare le sue capacità di portare avanti questo modello nel lungo periodo.

I primi a vedere di cattivo occhio la novità sono proprio i gestori delle sale cinema, nonostante per loro non ci sia alcun cambiamento economico e nonostante la tessera abbia contribuito a riempire di nuovo le sale dopo un anno di scarsa affluenza. Il motivo dell’ostilità è che il pubblico, i giovani in particolare, si stanno abituando all’idea che il cinema può costare di meno.