IL DECLINO
DEL POTERE USA

26 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Per coloro che volevano vedere il potere degli Stati Uniti ridursi nel mondo – ebbene, il desiderio si è avverato. Le cose possono cambiare davvero velocemente. Solo qualche anno fa, il dibattito era tutto imperniato attorno al nuovo impero americano.

C´era chi seriamente vedeva gli Stati Uniti come una Nuova Roma, come un sistema di influenza che si estendeva in tutto il mondo, senza rivali in vista. Molto tempo è stato dedicato a tentare di individuare un modo per dare forma a un mondo più multipolare da parte di chi temeva l´ampiezza della dominazione americana nel periodo post Guerra fredda.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link INSIDER

L´idea di una Nuova Roma è stata sempre un´esagerazione. Ma l´influenza degli Stati Uniti è stata minata anche dalla politica di un regime convinto che l´America potesse e dovesse perseguire i propri interessi in maniera più o meno indipendente dal resto del mondo. La debacle repubblicana alle ultime elezioni per il Congresso è l´ultimo elemento che porta a scartare questa idea.

Gli eventi in Iraq e in Afghanistan hanno evidenziato con grande chiarezza i limiti del potere militare americano. Le iniziali vittorie militari hanno colpito anche per la loro rapidità. Ma in nessuno di questi casi gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere in grado di creare stabilità politica e sociale, per non menzionare neppure le riforme durature. L´Iraq da solo si è mangiato la maggior parte delle risorse militari statunitensi disponibili.

Ora ci rendiamo conto che gli Stati Uniti possono combattere solo una guerra difficile per volta, se hanno in corso altrove operazioni che possono essere di ostacolo. E ciò dovrebbe bastare quanto all´argomento Nuova Roma. Persino l´impero romano originale sapeva fare di meglio.

Gli Stati Uniti hanno sperperato una parte consistente dei buoni rapporti che avevano con il resto del mondo e del loro esteso potere culturale. Nei sondaggi in diverse parti del mondo, il prestigio di questa Nazione è sceso al punto più basso in molti decenni. Gli Stati Uniti sono stati l´attore principale nel Medio Oriente, ma non è fuori luogo dubitare che tale status si protragga nel futuro. La barzelletta che circola a Washington è: «La guerra in Iraq è finita e l´Iran ha vinto». Il ritiro americano (e britannico) dall´Iraq, quando avverrà, rappresenterà una sconfitta, qualunque sia la veste che gli si vorrà dare.

Le cose per gli Stati Uniti sembrano andare meglio dal punto di vista economico. Restano una società molto dinamica, capace di adeguarsi al cambiamento. Tuttavia, all´orizzonte potrebbero essere in agguato problemi non di poco conto. Quando Bill Clinton lasciò la presidenza, il bilancio del Paese era in equilibrio. Ora si ritrova con un debito estero massiccio. Le disuguaglianze sono cresciute durante gli anni di Bush, come risultato diretto delle politiche di questo governo: benefici fiscali per i ricchi e tagli ai programmi sociali.

Quali conseguenze avrà un´America indebolita per il resto del mondo? Sarebbe confortante pensare che ciò possa condurre a un rafforzamento della regola internazionale e del multilateralismo. Gli Stati Uniti saranno probabilmente costretti ad appoggiarsi di più ad altre nazioni o organismi internazionali e, se fosse eletto un presidente democratico, è pensabile che lui o lei torni a una politica internazionale del Paese orientata come quella precedente all´amministrazione Bush.

Questo potrebbe in parte verificarsi, ma vi è uno scenario incombente molto più preoccupante. Come risultato delle politiche di Bush, in parte, ma anche a causa di altre forze che agiscono nella società mondiale, l´ordine internazionale è in crisi. L´autorità delle Nazioni Unite è scesa come mai in tanti anni – e si tratta di un´istituzione non facile da riformare. Nessuno è in grado di giustificare, ad esempio, l´attuale composizione del Consiglio di sicurezza dell´Onu, che riflette il mondo com´era nel 1945, invece di quello odierno. Le riforme di una certa portata sono tuttavia ostacolate ogni volta dalla diversità dei singoli interessi nazionali in gioco.

Ma più preoccupante di tutto ciò è il fatto che due ordini di pericoli che ci troviamo di fronte sono sul punto sfuggire a ogni controllo: la proliferazione nucleare e il cambiamento climatico. La Corea del Nord è in possesso di una rudimentale arma nucleare e sta testando i sistemi di lancio. L´Iran sarà in grado di produrre armi nucleari in pochi anni e sembra non esserci niente che la comunità internazionale possa fare per impedirlo.

È probabile che altri paesi del Medio Oriente li seguano e tra questi occorrerebbe includere l´Egitto, la Siria e l´Arabia Saudita. In Asia ci sono tre grandi potenze nucleari, che diventano quattro se s´include la Russia. Lo sarebbe pure il Giappone, se decidesse di esercitare le sue capacità. Se gli eventi del mondo procederanno lungo l´attuale corso, è solo questione di tempo. Nemmeno il più agguerrito fautore della politica del deterrente nucleare potrebbe sostenere che questi sviluppi rendano il mondo più sicuro.

Molti esperti dicono che abbiamo solo una finestra di dieci anni circa prima che il processo del surriscaldamento globale sia irreversibile nel breve termine. Anche in questo caso, è possibile che un nuovo governo statunitense abbia un atteggiamento più positivo del governo Bush. Ma sarà comunque molto difficile invertire i modelli dello stile di vita americano radicati in profondità, che fanno degli Stati Uniti il paese che più inquina al mondo in rapporto ai suoi abitanti. Allo stesso tempo, nel protocollo di Kyoto non rientrano né la Cina né l´India. Toccherà a tutti prepararci all´impatto del cambiamento climatico, invece di tentare di minimizzare il suo avanzamento.

Attenzione quando si avvera quello che si voleva. Non credo che il mondo sarà più sicuro o più ordinato senza la leadership americana. La Ue non è certamente pronta per indossare le scarpe degli Stati Uniti come polizia del mondo. Come faremo quindi? I prossimi anni si presentano come un periodo molto difficile e incerto per il mondo, qualunque cosa succeda ancora. Dobbiamo augurarci tutti che la prossima presidenza degli Stati Uniti sia in grado di riparare alcuni dei danni fatti da quella precedente. Ma come arriveremo a una maggiore cooperazione tra le altre principali potenze, quando non si è in grado di raggiungere neppure un limitato accordo all´interno della Wto? Non vedo risposte certe.

Traduzione di Guiomar Parada

Copyright © La Repubblica per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved