Il crepuscolo degli dei della finanza. Brutta fine per molte ex star di Goldman Sachs

9 Giugno 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Che fine hanno fatto le star del trading di Wall Street, in particolare quelle dei desk del proprietary trading di Goldman Sachs?

E’ la domanda che si pone il Financial Times, riferendosi ai trader più noti della storia della banca d’affari americana; esattamente, ai “Signori dell’Universo” finanziario, che con il proprietary trading – attraverso particolari strategie molto simili a quelle adottate dagli hedge fund – hanno fatto scommesse per far balzare i profitti della stessa Goldman – dunque non dei clienti -, assicurandole enormi quantità di entrate.

I “prop trader” (così come vengono anche chiamati i proprietary trader) vengono descritti dall’articolo come figure del passato dallo status quasi mitologico, venerate all’interno della banca ma guardate con sospetto dal pubblico, sia per le paghe ricevute, che per i conflitti di interesse che spesso finivano con il creare con i clienti di Goldman.

La categoria venne messa ko dalla “Volcker Rule”, che decretò la fine della pratica delle banche di dare il via a operazioni di speculazione finanziaria utilizzando il proprio capitale. I trader dei proprietary desk furono costretti a lasciare Goldman e altre banche presso cui avevano lavorato, e a continuare la loro attività con il lancio di propri hedge fund.
Che non sempre ha avuto, però, esito positivo.

La scorsa settimana il gruppo di private equity KKR ha chiuso l’hedge fund da $510 milioni che era stato creato da Bob Howard, ex responsabile della divisione proprietaria di credito e azioni Usa presso Goldman.

Gli esperti si interrogano sul declino di queste ex star del trading. La conclusione è che non sempre chi è riuscito a fare tanti soldi per la propria banca si rivela poi abile nel gestire un business di investimenti.

“Nel caso del prop trading, c’è un solo cliente: il capo della tua banca. E’ una situazione molto diversa dal gestire un fondo speculativo, dove gli investitori stanno attenti a tutto quello che fai”, ha commentato all’Ft Troy Gayeski, socio e gestore di portafoglio senior presso SkyBridge Capital, investitore di fondi di hedge fund. “Se si aggiungono poi le regole imposte e il bisogno di raccogliere fondi, il compito si fa piuttosto difficile”.

Brutta fine dunque per molti hedge fund che sono stati creati dagli ex Dei della finanza: Edoma Partners, fondata nel 2010 da Pierre-Henri Flamand, ex co-responsabile del prop desk di Goldman, ha chiuso i battenti in appena due anni, dopo aver raccolto $2 miliardi in quello che è stato definito tra i lanci dei fondi speculativi più elettrizzanti della storia.

Quattro mesi più tardi Benros, fondo con sede a Londra fondato da Daniele Benatoff e Ariel Roskis, ex prop trader di Goldman, ha fatto la stessa fine, dopo che il suo maggiore investitore ha ritirato i suoi soldi.

Un altro motivo della debacle è rappresentato dall’assenza delle informazioni di cui i prop trader godevano quando lavoravano presso le banche d’affari; informazioni vitali che un tempo aiutavano le star ad avere un’idea migliore sulla direzione dei mercati.

Detto questo, molti investitori sono concordi nel ritirare che il vero motivo per cui i prop trader non riescono replicare il successo del passato risiede nella natura “brutalmente competitiva” del mercato in cui operano, in cui ormai un singolo errore diventa di dominio pubblico, soprattutto dopo gli scandali che hanno scosso il mondo della finanza negli ultimi anni.

In generale, lanciare un hedge fund era molto più semplice negli anni Novanta, quando c’era meno competizione. E dove c’erano anche più inefficienze di mercato.