IL BUSINESS DELLE ‘SCATOLE’ QUOTATE

10 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

Dall’inglese al greco. Da un fideistico messaggio di libertà
(Freedomland) a quello di una farfalla notturna (Eutelia). La speranza,
però, non cambia e cioè che l’odissea degli azionisti di Freedomland
prima e di Nts dopo abbia felice approdo in un’isola confortevole del
risparmio.

A ogni passaggio di proprietà, spesso travagliati e mai
salutati da entusiasmo, gli investitori si sono sempre ritrovati con
meno valore in mano e con nuovi proprietari e tanti progetti
industriali. Possono uscire dal gioco aderendo all’Opa oppure
esercitando il diritto di recesso. Ma sono consolazioni molto magre per
chi ha creduto in un imprenditore e si ritrova in tutt’altra società e
con meno soldi in tasca.

Il problema, dopo la sbornia collettiva della new economy, è diffuso.
Molte delle società approdate in tutta fretta al Nuovo mercato si
trovano oggi ad avere esaurito la liquidità o l’energia imprenditoriale
e aspettano un cavaliere bianco che ne valorizzi non tanto il business
(che a volte non c’è neppure stato), ma solo la propria condizione di
società quotata. Se a questo si aggiunge che, con elaborate alchimie
finanziarie, l’acquirente può anche, come nel caso di Eutelia/Nts
(guidata da Mario Carlo Ferrario), trovare più liquidità di quella
sborsata, allora è evidente che l’affare raddoppia: si risparmiano i
costi di una quotazione e si realizza anche un margine finanziario.

Nel
mondo degli affari questo fa parte delle regole del gioco e va
rispettato, ma va rispettato anche il mercato. Di fatto si evita l’esame
di analisti e intermediari, non bisogna cercare nuovi azionisti, non c’è
un prospetto di quotazione, non vi sono sponsor dell’iniziativa.
Che fare? Non si può certo vietare la compravendita di scatole vuote
quotate, né si possono imporre a chi le acquista gli stessi obblighi di
una nuova quotazione. Questo eliminerebbe un commercio che ha
motivazioni e utilità.

Si può sempre pensare, anche attraverso un’opera
di moral suasion, di assimilare le due fattispecie e di suggerire la
presenza di sponsor, di piani industriali, di un prospetto di Opa che
sia più simile a quello di quotazione. Il tutto senza costi eccessivi.

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