Ignoranza Finanziaria contro Ignoranza “strategica”

26 Dicembre 2015, di Luciano Martinoli

In questi giorni è stato sollevato il tema dell’ “analfabetismo finanziario” dei risparmiatori a causa dai recenti scandali legati al fallimento delle quattro banche.

Sono solo parzialmente d’accordo con la tesi in quanto ritengo che quel complesso sistema che è la finanza soffre, a livello globale, anch’esso di un analogo analfabetismo che definirei “strategico”.

Da molti anni il sistema finanziario mondiale è quasi totalmente svincolato dall’economia. La finanza, sistema “circolatorio” dell’economia e responsabile della pronta ed efficace allocazione del denaro, ha ormai dinamiche tutte sue. Prova ne è lo sviluppo che ha avuto in questi anni laddove l’economia è stata in crisi profonda. Dunque un sistema totalmente autoriferito, interessato esclusivamente alla creazione di titoli a partire da una qualsiasi attività indipendentemente dalla bontà (capacità di generare reddito) della stessa.

Inoltre la finanza è molto spesso (troppo?), in buona o cattiva fede, opaca.

La mia affermazione, che potrebbe suonare molto forte, è supportata da innumerevoli fatti, vicini e lontani, nel tempo e nella geografia. Si potrebbero citare i mutui sub-prime americani, che non tenevano conto delle capacità reddituali dei contraenti contando sul valore degli immobili ipotecati (un pura scommessa) e la conseguente creazione di derivati, i salvataggi delle banche tedesche, incapaci di valutare il merito dei loro crediti, ma anche i titoli azionari dei nostri “campioni di borsa”, restii o poco capaci nel definire quella robustezza progettuale (come ormai rappresentiamo da quattro anni) che è l’unica garanzia (non quella patrimoniale a cui badano le agenzie di rating) per le performance del titolo a lungo termine.

E perchè non citare, a quest’ultimo proposito, il recente caso della nostra Cassa Depositi e Prestiti, braccio armato del governo per interventi nell’economia reale, che proprio in questi giorni ha annunciato la definizione del suo Piano Strategico (Business Plan) che verrà realizzato con “risorse sociali” (risparmio postale, risorse del governo ed europee, insomma soldi di tutti), ma non ha reso pubblico lo stesso piano.

In un momento storico in cui si fa appello alla responsabilità ma anche indirettamente alla trasparenza che consente migliori controlli (entrambi invocati a gran voce anche dal governo) quale migliore atto a supporto del risparmio consapevole (e il suo buon uso) se non quello di rendere disponibili le modalità di realizzazione dei suoi progetti (anche considerando che CDP dalla commissione europea è considerata una “National Promotional Bank”).

Dunque è certamente importante conoscere, imparare e studiare per essere consapevoli nelle proprie scelte d’investimento, ma perchè non lo fanno anche i promotori, e con loro tutto il mondo della finanza che costruisce i prodotti del risparmio, nel comprendere e illustrare le qualità dei sottostanti e non solo i tecnicismi finanziari?

Per “riportare il sistema ad un grado di normalità”, come alcuni operatori del risparmio invocano in questi giorni, non basta allora quell’educazione finanziaria del mondo dei risparmiatori; è necessaria anche una educazione strategica del mondo della finanza tutta che sia in grado di comprendere, ma anche stimolare, quella progettualità del sottostante legato all’economia reale sopratutto delle aziende) che è l’unico modo di costruire titoli su attività solide.