I soldi fanno la felicità, ma solo fino a 65 mila euro l’anno

22 Luglio 2020, di Mariangela Tessa

L’antico adagio che i soldi non fanno la felicità non è vero. Tra denaro e benessere c’è una connessione profonda. Ma solo fino al tetto di 75 mila dollari l’anno (circa 65 mila euro). Oltre questa cifra, le entrate extra non fanno molta differenza.

A sottolinearlo è una ricerca ella San Diego State University, che ha analizzato i fattori in grado di determinare il grado di benessere. In generale, gli autori sottolineano come il  denaro renda più felici ora rispetto agli anni ’70, visto il crescente costo della vita che rende più difficile per le persone con reddito inferiore l’accesso a servizi di base.

Il team ha analizzato oltre 40mila adulti statunitensi di età pari o superiore a 30 anni e i dati si riferiscono al periodo compreso tra il 1972 e il 2016.

Dai risultati emerge che negli anni ’70 gli adulti con e senza un diploma universitario avevano circa il 40 percento di probabilità di dire di essere ‘molto felici’, mentre nel 2010 solo il 29 percento dei non laureati si dichiarava ‘molto felice’, rispetto al 40 percento dei laureati”.

Di conseguenza, c’è una crescente divisione nella felicità.

“Non siamo esattamente sicuri del perché vi sia una crescente divisione nella felicità, ma potrebbe essere a causa della crescente disparità di reddito. I ricchi stanno diventando più ricchi e i poveri stanno diventando più poveri.  Il costo di molti bisogni chiave come la casa, l’istruzione e l’assistenza sanitaria, è aumentato, mentre i salari non si sono riallineati”, ha detto Jean Twenge, autore del libro iGen sulle tendenze generazionali, e coautrice della ricerca.

Un’altra possibile spiegazione, spiega Twenge, potrebbe essere legata al matrimonio. Mentre un tempo la percentuale di matrimoni era simile tra gli americani a basso e alto reddito, ora quelli con entrate inferiori ora hanno meno probabilità di sposarsi e, secondo quanto riferito, le persone sposate sono in media più felici.

Senza considerare, conclude Twenge, che “il divario di classe potrebbe essere ancora più evidente a seguito della pandemia da COVID-19, dal punto di vista non solo economico ma anche psicologico. I politici stanno iniziando ad essere consapevoli di questo problema, sostenendo le iniziative che promuovono l’idea di un reddito di base. Speriamo che in futuro questa disparità possa appianarsi, dato che possono influire sul benessere e la felicità della nazione”.