I migliori e (i peggiori) sistemi pensionistici al mondo

22 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

Quando si parla di efficienza dei sistemi pensionistici, il Nord Europa non ha rivali. Una nuova conferma è arrivata oggi con la pubblicazione del Melbourne Mercer Global Pensions Index, che vede in testa alla classifica dei paesi che offrono il maggiore livello di sicurezza finanziaria ai propri pensionati, l’Olanda e la Danimarca.
L’Australia è arrivata terza, mentre la top 10 è completata da Finlandia, Svezia, Norvegia, Singapore, Nuova Zelanda, Canada e Cile. L’Italia si trova al 27esimo posto, con 52.2 punti.

L’indice – che sotto il termine “sistema pensionistico” intende la somma di previdenza pubblica, complementare e del risparmio previdenziale, anche attraverso strumenti assicurativi e di risparmio gestito – prende in considerazione i sistemi previdenziali in senso ampio come un insieme di strumenti che garantiscono la gestione finanziaria dell’uscita dalla vita lavorativa dei singoli.

Il confronto, iniziato 10 anni fa, prende in considerazione 37 nazioni (quasi i due terzi della popolazione mondiale) e aggrega i dati basati su oltre 40 indicatori, suddivisi in tre macro-aree: Adeguatezza, Sostenibilità e Integrità.

Lo studio arriva in un momento in cui la classe politica mondiale è alle prese con il tema chiave dell’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento del numero che hanno bisogno di un flusso costante di reddito per sopravvivere.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, si stima che quasi un quinto della popolazione mondiale avrà l’età pensionabile entro il 2070, rispetto al 9% circa di quest’anno.

“I sistemi di tutto il mondo si trovano ad affrontare un’aspettativa di vita senza precedenti e una crescente pressione sulle risorse pubbliche per sostenere la salute e il benessere dei cittadini più anziani”, ha affermato David Knox, autore del rapporto e partner senior di Mercer.
“È indispensabile che i responsabili politici riflettano sui punti di forza e di debolezza dei loro sistemi per garantire risultati a lungo termine più forti per i pensionati del futuro”.

 

Medotologia dell’indice

Con adeguatezza si intende il livello delle prestazioni erogate per la media dei lavoratori. All’interno della macro-area sostenibilità si trovano indicatori quali la percentuale di adesione a fondi di previdenza complementare e a fondi pensione, aspetti demografici ed alcune evidenze macroeconomiche come contribuzione e debito pubblico.
La macro-area integrità, infine, considera diversi elementi di normativa e governance del rischio pensionistico, così come il livello di fiducia che i cittadini di ogni paese hanno nel loro sistema. Il valore dell’indice per ciascuno dei sistemi pensionistici presi in esame rappresenta la media ponderata di queste tre macro-aree; le ponderazioni utilizzate sono pari al 40% per la macro-area “adeguatezza”, al 35% per la macro-area “sostenibilità” e al 25% per la macro-area “integrità”.
Il valore dell’indice rappresenta quindi una media ponderata dei punteggi in queste tre diverse macro-aree.

Un focus sull’Italia

L’Italia quest’anno occupa il 27esimo posto, è 18esima per Adeguatezza, 20esima  per Integrità e a fondo scala, come sempre da quando è oggetto della ricerca, per Sostenibilità. Il valore di Adeguatezza è superiore alla media, con un punteggio di 67.4 (contro 60.6 punti di media) e rende l’Italia assimilabile alla Svezia (67.5 punti) e all’Austria (68.2 punti).
Anche il valore dell’Integrità, di 74.5 punti, supera la media di 69.7 punti, ancora una volta rendendolo vicino al valore austriaco di 74.4 punti, e a quello di Germania e Irlanda, rispettivamente con 76.4 e 76.3 punti.

Diverso invece il risultato ottenuto nell’area delle Sostenibilità, dove l’Italia raggiunge 19.0 punti a confronto con una media di 50.4 punti, ottenendo così l’ultimo posto in classifica in questa area. Quest’area misura la capacità del sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione nel futuro, ed in tal senso mette in evidenza la debolezza di numerosi sistemi pensionistici.
Assimilabili alla situazione italiana in questa area ci sono Austria con 22.9 punti, Spagna (26.9 punti), Turchia (27.1 punti) e Brasile (27.7 punti).

“Sebbene l’adeguatezza delle pensioni erogate oggi in Italia sia più che soddisfacente, il valore della macro area sostenibilità ci dice che questo in futuro potrebbe non essere più vero. Le ragioni sono da ricercarsi nella minima adesione a piani pensionistici privati e nel conseguente livello di attività delle pensioni private, rispetto ad altre economie di Paesi sviluppati – nonostante la crescita del dato rispetto alla prima partecipazione dell’Italia alla ricerca è pari quest’anno al 9,5% del PIL (fonte COVIP) e nel contesto demografico, dove tuttavia il tasso di partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più anziani (età 55-64) continua ad essere uno dei più bassi dei 37 paesi”, ha commentato Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato Mercer Italia.
L’attuazione di riforme nell’ambito più vasto dei sistemi pensionistici rimane un tema chiave, e non solo in Italia. La curva demografica di molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, impatterà altresì sulla spesa per il welfare, con impatti diretti sui sistemi previdenziale e sanitario.
A mio parere, non prendere in considerazione il segnale di attenzione che dal 2014 il Report ci invia sarebbe un errore: la vera area di miglioramento, per l’Italia, ha a che fare con la mancanza di un approccio multi-pilastro al sistema pensionistico.
In una prospettiva di medio-lungo periodo, è arrivato il momento di cercare un nuovo equilibrio, sia per le generazioni anziane, che potrebbero ancora voler contribuire al benessere più ampio del sistema Paese, sia per le giovani generazioni, che rischiano di dover pagare un conto insopportabile.
Non ci dimentichiamo infatti che il vero tema del sistema è quello dell’occupazione, della disoccupazione in particolare giovanile” ha concluso
 Morelli.

Profilo del sistema pensionistico ideale

 Il profilo del sistema pensionistico ideale, tratteggiato dalla ricerca e che si rispecchia nei sistemi vincitori, è quello in cui:

  1. Il tasso di sostituzione della pensione è pari ad almeno il 65%, al netto delle imposte rispetto al reddito medio;
  2. Una quota pari ad almeno il 60% del risparmio pensionistico viene erogata sotto forma di rendita;
  3. Almeno il 70% della popolazione in età lavorativa aderisce a piani pensionistici privati;
  4. Il totale degli attivi raccolti dai fondi pensione per finanziare future passività pensionistiche è superiore al 100% del valore del PIL;
  5. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro dei senior (55-64 anni) è pari ad almeno il 70% tra i cittadini della fascia d’età;
  6. è prevista una pensione minima che rappresenti una percentuale ragionevole rispetto allo stipendio medio della popolazione attiva;
  7. i Fondi Pensione siano trasparenti nei confronti sia degli aderenti che della comunità finanziaria nel suo complesso.