Economia

I dieci eventi improbabili e possibili per il 2026 secondo Invesco

E se per una volta mettessimo da parte lo “scenario centrale” e provassimo a immaginare cosa potrebbe andare storto, o semplicemente andare in modo diverso dal previsto? È questo l’esercizio – affascinante e controcorrente – che propone Paul Jackson, Global Market Strategist EMEA di Invesco, nella sua analisi “Verità insolite”, ispirata a una celebre intuizione di Aristotele: spesso le “impossibilità probabili” sono più credibili delle “possibilità improbabili”.

Jackson non fa previsioni ufficiali né scommesse secche. Piuttosto, costruisce una lista di 10 eventi imprevedibili ma plausibili per il 2026, ciascuno con almeno il 30% di probabilità di realizzarsi. Alcuni ribaltano convinzioni molto diffuse, altri vanno contro il consenso dei mercati o dell’opinione pubblica. Proprio per questo meritano attenzione.

I Democratici riprendono Congresso e Senato negli Usa

Storicamente, alle elezioni di medio termine il partito del presidente perde terreno. Con l’indice di gradimento di Donald Trump in forte calo, secondo Jackson non è così improbabile che i Democratici riescano a conquistare entrambe le Camere nel 2026, inclusa l’impresa più difficile: il Senato. Uno scenario che potrebbe spingere l’amministrazione a forzare la mano su alcune scelte politiche prima del voto.

Le small cap battono i colossi tecnologici

Tutti danno per scontato che i “Magnifici 7” continueranno a dominare Wall Street grazie all’intelligenza artificiale. Ma se la crescita economica USA accelerasse davvero, il Russell 2000 (piccole imprese) potrebbe sorprendere e fare meglio delle mega-cap, soprattutto se iniziano a emergere dubbi sulla reale redditività degli investimenti in AI.

Dollaro/yen a quota 140

Lo yen è estremamente sottovalutato e la Banca del Giappone ha iniziato, seppur lentamente, a cambiare rotta sui tassi. Se la Fed invece allentasse la politica monetaria, il differenziale si ridurrebbe e la valuta giapponese potrebbe rafforzarsi rapidamente, portando il cambio USD/JPY molto più in basso di quanto oggi sembri realistico.

I titoli di Stato britannici rendono meno di quelli USA

Oggi i Gilt a 30 anni offrono rendimenti più alti dei Treasury americani. Ma secondo Jackson è una distorsione destinata a correggersi: la crescita di lungo periodo del Regno Unito è più bassa e, paradossalmente, la situazione fiscale degli Stati Uniti appare più fragile.

Keir Starmer resta in carica

Nel Regno Unito si parla già apertamente di una possibile caduta del primo ministro laburista, nonostante la larga maggioranza parlamentare. Eppure, tra divisioni interne e mancanza di un successore forte, la sua sopravvivenza politica nel 2026 potrebbe essere proprio la vera sorpresa.

I bond argentini battono tutti

Scelta controintuitiva ma intrigante: i titoli di Stato argentini in dollari offrono rendimenti molto più elevati rispetto ad altri mercati emergenti. Con il debito in calo e il sostegno internazionale alle riforme di Milei, Jackson vede ancora spazio per performance difficili da eguagliare.

Il prezzo della CO₂ in Europa oltre i 100 euro

L’ESG non fa più notizia, ma la politica climatica europea va avanti. Con meno permessi di emissione disponibili e una possibile ripresa economica, il prezzo del carbonio nell’UE potrebbe superare quota 100 euro a tonnellata, un livello che avrebbe effetti rilevanti su energia e industria.

La Borsa del Kenya sorprende ancora

Dopo due anni eccezionali, verrebbe naturale aspettarsi una pausa. Invece Jackson scommette su un terzo anno consecutivo di sovraperformance per il mercato azionario keniota: valutazioni basse, dividendi elevati e fondamentali macro stabili giocano a favore.

L’oro perde smalto

Con tutto quello che succede nel mondo, l’oro sembra intoccabile. Eppure, proprio il forte rialzo dei prezzi potrebbe frenare la domanda. Se anche gli investitori iniziassero a guardare più ai livelli che al trend, una correzione sotto i 3.500 dollari non sarebbe così impensabile.

L’Inghilterra arriva in finale ai Mondiali

Qui si entra nel territorio delle “impossibilità probabili” in puro stile aristotelico. Tra tabellone favorevole e incastri giusti, l’Inghilterra potrebbe tornare in finale per la prima volta dal 1966, salvo poi arrendersi – secondo Jackson – a una Spagna superiore.