I 10 PIU’ GRANDI FALLIMENTI DELLA STORIA AMERICANA

2 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il magazine “Fortune” ha elencato i dieci più importanti fallimenti nella storia della U.S. bankruptcy court. Leggi la storia di questi “memorabili” crack.

Lehman Brothers Holdings
Data della bancarotta: 15 settembre 2008
Assets: 691 miliardi di $

Uno dei momenti più difficili nell’attuale recessione è stato, ovviamente, il fallimento di Lehman Brothers. Questa, una delle quattro più grandi banche d’investimento di Wall Street con 691 miliardi di asset, è stata “costretta” alla bancarotta il 15 settembre 2008. Si tratta del fallimento più grande nella storia dell’U.S. bankruptcy court. Come conseguenza, la divisione di investment banking del Nord America e il quartiere generale di New York sono state vendute alla banca inglese Barclays. Alcuni dei business americani di Lehman, compresa la società Neuberger-Berman, continuano a operare come singole entità separate. A livello mondiale sono state chiuse 80 controllate.

Washington Mutual
Data della bancarotta: 26 settembre 2008
Assets: 327,9 miliardi di $

A causa della paura del fallimento, i clienti di Washington Mutual, che poteva vantare asset per 327,9 milairdi, hanno ritirato dai conti più di 16 miliardi di dollari di depositi oltre i 10 giorni. Una situazione che ha mandato a gambe all’aria la solidità della banca, obbligando lo Stato ad intervenire. La banca è stata venduta a JPMorgan Chase per 1,9 miliardi di dollari. Successivamente Washington Mutual ha dovuto , il 26 settembre 2008, avviare le procedure per ottenere la protezione della messa in bancarotta. Si tratta di uno dei più importanti salvataggi realizzati dal governo degli Stati Uniti.

WorldCom
Data della bancarotta: 21 luglio 2002
Assets: 103,9 miliardi di $

Era la seconda compagnia telefonica americana, dopo AT&T, per le telefonate interurbane. Worldcom ha dovuto ricorrere alla bancarotta, mentre vantava assset per 103,9 miliardi di asset, dopo lo scoppio dello scandalo sui propri bilanci del valore di 11 miliardi di dollari . Era il 21 luglio 2002. Nel 2003 la società è risorta sotto il nome Mci ed è uscita dalla bancarotta nel 2004. Nel 2005 è stata comprata da Verizon Communications per 7,6 miliardi. Il precedente Ceo, Bernie Ebbers, è stato condannato a 25 anni di prigionia. E’ attualmente detenuto nella prigione federale di Oakdale in Louisiana.

General Motors
Data della bancarotta: 1 giugno 2009
Assets: 91 miliardi di $

Quello di general Motors è il 4 fallimento nella storia dell’Us bankruptcy court. Quando ha chiesto la protezione dell’amministrazione controllata i suoi debiti ammontavano a 172 miliardi di dollari, a fronte di asset per 92 miliardi. il Governo federale ha programmato un’inizione finanziaria di 50 miliardi di dollari. L’obiettivo è quella di far uscire dalla bancarotta una società più snella che controlla i marchi Chevy, Cadillac, Buick and GMC. Come parte dell’accordo di salvataggio il governo assumerà il 72,5% del capitale mentre il sindacato dei lavoratori avrà il 17,5% del capitale. La controllata Opel è stata ceduta alla canadese Magna.

Enron
Data della bancarotta: 2 dicembre 2001
Assets: 65,5 miliardi di $

Nel 2001 la più grande società americana di elettricità e gas finisce in bancarotta. Dopo un lungo e difficile procedimento, Enron emerge dalla “palude” dell’amministrazione controllata” nel 2004. Molti dei suoi top manager furono condannati per la truffa contabile realizzata attraverso l’alterazione di dati contabili. Il caso Enron rimane emblematico perché ha ispirato la realizzazione della nomativa nota come Sarbanes- Hoxley, che ha dato un giro di vite sui controlli e requisiti contabili in capo alle società quotate. Nel 2007, Enron ha cambiato il suo nome in Enron Creditors Recovery Corp. al fine di liquidare ciò che resta degli asset della “prima” Enron.

Conseco
Data della bancarotta: 17 dicembre 2002
Assets: 61 miliardi di $

Dopo anni caratterizzati da un management non all’altezza e incapace, Conseco, un colosso assicurativo, ha accumulato una massa di debiti superiore a 8 miliardi di dollari. Così, la società, che vantava asset per 67 miliardi, è stata costretta a entrate in amministrazione controllata il 17 dicembre 2002. In meno di un anno è stata in grado di ristrutturare e ridurre il debito a 1,4 miliardi. Peraltro, Conseco è risultata essere coinvolta nel mercato dei credit default swap. Un evento che ha indotto con più forza il ministro del Tesoro Usa Timoty Geithener ha chiedere una normativa più stringente per questi prodotti che vengono scambiati su mercati non reogolamentati.

Chrysler
Data della bancarotta: 30 aprile 2009
Assets: 39 miliardi di $

Quando il presidente americano Barack Obama obbligò in aprile Chrysler ad una bancarotta controllata da 39 miliardi di dollari, la casa di Detroit era la più grande industria americana mai avviata verso il Chapter 11. General Motors, infatti, stava ancora tentando di ottenere dal Governo un sostegno per evitare il fallimento e cercare sopravvivere. L’esito della riorganizazione di Crhysler portò all’alleanza con la Fiat. I sindacati americani dell’auto prenderanno il controllo dell’azienda durante il periodo di transizione, mentre il Governo inietterà dodici miliardi di dollari nella casa automobilistica. La maggior parte del suo debito verrà sottoscritta dai creditori. Due anni fa Chrysler era stata venduta al fondo di private equity Cerberus Capital Management, dopo circa dieci anni di controllo da parte della casa automobilistica tedesca Daimler-Benz. Nel 1979 Chrysler evitò la bancarotta, poichè il Governo americano garantì prestiti per un valore di un miliardo e mezzo di dollari, pagati nel 1983.

Thornburg Mortgage
Data della bancarotta: 1 maggio 2009
Assets: 36,5 miliardi di $

Il 5 gennaio scorso Thornburg Mortgage, con asset per 36,5 miliardi, ha annunciato la chiusura delle sue filiali e l’ingresso nel “Chapter 11”. A ben vedere, però, era da tempo che la società di investimento di Santa Fe, specializzata nell’emissione di “jumbo” prestiti legati al settore immobiliare, era in difficoltà. Il gruppo, infatti, è stato duramente colpito da dalla crisi dei subprime fin dalla metà del 2007. Le strade tentate per evitare il fallimento sono state varie. Ma alla fine il management ha dovuto arrendersi.

Pacific Gas and Electric Co.
Data della bancarotta: 6 aprile 2001
Assets: 36 miliardi di $

La deregulation del mercato elettrico ha avuto, in California, diverse conseguenze. Tra queste i famosi blackout del 2000 e 2001, il salvataggio della Southern California Edison e il fallimento di PG&E. Quest’ultima, il più importante fornitore di energia sia per uso domestico sia per uso industriale della California del Nord, il 6 aprile 2001 è entrata in amministrazione controllata. La società, che al tempo aveva asset per 36 miliardi di dolari, è stata costretta a questa scelta a causa degli alti costi di produzione a fronte di margini troppo bassi. Nel 2004 la società è uscita dal fallimento controllato.

Texaco
Data della bancarotta: 12 aprile 1987
Assets: 34,9 miliardi di $

Il 12 aprile 1987 la Texaco, che vanta asset per 34,9 miliardi, ha chiesto la protezione della bancarotta. Il gruppo petrolifero, nel 1984, aveva fatto un’offerta per conquistare la getty Oil e soffiarla alla concorrente Pennzoil. Una proposta che fece saltare l’accordo già raggiunto tra quest’ultima e la tanto ambita preda. la Penzoil, però, non stette con le mani in mano e citò in giudizio la texaco, che fu multata di 10 miliardi di dollari. Sebbene la multa fu successivamente ridotta, Texaco non fu in grado di fare fronte ai suoi obblighi finanziari e finì così in amministrazione controllata. La sociietà ne è uscita nel 1988 ed è stata acquistata da Chevron nel 2001 per 39 miliardi di dollari.