Hsbc: sospendere Schengen è il peggiore degli scenari possibili

2 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

Non è solo la politica a voler salvare l’Area Schengen per salvaguardare quell’unità conquistata dall’Unione Europea: uno studio della banca britannica Hsbc, infatti, ha discusso le implicazioni che la reintroduzione dei controlli alla frontiera rischia di portare con sé.
Sono già diversi gli stati europei che, per gestire il flusso delle migrazioni, in particolare quelle transitanti sulla rotta balcanica, hanno reintrodotto controlli nazionali alle frontiere e, in alcuni casi, costruito muri di filo spinato per rendere efficienti tali misure: sono noti i casi dell’Ungheria, della Slovenia, ma anche  di Austria e Francia. Il rischio è che la mancanza di coordinamento porti ad un effetto domino nel quale nessun attore ha interesse a essere l’ultimo Paese a non aver “chiuso” i confini ai migranti irregolari, con l’onere di doversene fare carico. Secondo Karen Ward capo economista europeo di Hsbc, è proprio questo lo scenario meno desiderabile:

Chiudere i confini nazionali non risolverebbe il problema nella nostra prospettiva. Invero, ciò potrebbe divenire la strada verso il peggior risultato, nel quale un grosso numero di migranti continuano ad arrivare, ma senza avere la possibilità di viaggiare là dove le chance di occupazione sono più consistenti e, dunque, forzati a vivere ‘sottotraccia’, senza alcuna possibilità di integrazione ufficiale nella società e nel mercato del lavoro. L’economia e le entrate fiscali dei governi non ne beneficerebbero veramente e lo scontento nazionale potrebbe aumentare anche di più.

Sono altri due gli aspetti critici che la Ward mette in evidenza con il restringimento dei confini. Innanzitutto sono le conseguenze per il commercio internazionale a destare preoccupazione, se è vero che l’introduzione dell’Area Schengen aveva dato slancio agli scambi dei Paesi che entravano a farne parte. E’ stato il caso della Francia negli scambi con la Germania, ad esempio (si veda il grafico in basso).

Così come si può verificare un trend simile nelle esportazioni francesi verso la Germania, a confronto con la Spagna, quando non faceva ancora parte di Schengen.

 

Non si tratta di relazioni empiricamente solide, è bene sottolinearlo, ma si può certo supporre che il volume degli scambi fra Paesi Ue potrebbe subire un rallentamento con la sospensione della libera circolazione senza controlli alla frontiera.
L’ultimo aspetto è, invece, del tutto politico, dato che sospendere Schengen significherebbe sollevare questioni sulla “capacità europea di raggiungere un’integrazione più profonda”.

Fonte: Business Insider