Hong Kong accoglierà migliaia di banche virtuali

19 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

L‘attività bancaria virtuale è destinata a scuotere Hong Kong. Il paese, da tempo leader mondiale nel settore bancario e finanziario, si sta preparando all’arrivo di banche virtuali, istituzioni finanziarie prive di succursali fisiche, che offriranno transazioni tutte e sono online.

L’autorità di regolamentazione finanziaria, l’Hong Kong Monetary Authority, si è mostrata così favorevole ad aumentare le chance di Hong Kong di svilupparsi nella tecnologia finanziaria, o “fintech”.

“Lo sviluppo di banche virtuali promuoverà l’applicazione della tecnologia finanziaria e l’innovazione a Hong Kong e offrirà un nuovo tipo di esperienza per i clienti”, ha affermato la HKMA. Così in un documento recente della fine di maggio, l’autorità ha indicato gli orientamenti da tenere per le banche virtuali  e questo dopo aver consultato le parti interessate, tra cui l’Associazione delle banche di Hong Kong. Da qui la HKMA ha già potuto rilasciare le prime licenze già quest’anno.

Più di 50 società hanno manifestato interesse per le licenze e dovranno  rispettare la scadenza di fine agosto per il primo lotto. Così la Yedpay, piattaforma di pagamenti locali e la banca internazionale Standard Chartered hanno manifestato l’intenzione di chiedere la licenza di banca virtuale, mentre l’operatore di prestito on-line WeLab è indicato tra coloro che sperano di ottenerla. Ma l’arrivo di nuovi operatori nell’ecosistema bancario altamente sviluppato di Hong Kong viene accolto con favore da alcuni e meno da altri.

“Capiscono che questi nuovi operatori, le società tecnologiche, rappresentano una minaccia per le banche tradizionali,” ha detto Sonny Hsu, vice presidente e senior credit officer del Financial Institutions Group di Moody’s Investors Service, parlando alla CNBC.

“Devono adattare la loro offerta, devono offrire servizi migliori ai clienti, più convenienza, capacità di pagamento più veloce”.

“La gente non vuole un altro conto con un marchio diverso, ma vuole che la propria vita finanziaria sia semplificata”  così Samir Subberwal, responsabile regionale di retail banking per la Grande Cina e Nord Asia a Standard Chartered, in un comunicato in cui la banca annuncia l’intenzione di richiedere l licenza di banca virtuale.

Le banche virtuali dovranno disporre di un ufficio fisico a Hong Kong per trattare la HKMA e le domande o i reclami dei clienti, ma non dovranno spendere molto per la costruzione e il personale delle reti di filiali. In sostanza, però, il vantaggio finisce qui, poiché le banche virtuali si troveranno ad affrontare in larga misura le stesse regole delle banche tradizionali, tra cui requisiti patrimoniali rigorosi, il che lascia loro poco margine di manovra se non quello di offrire condizioni più interessanti o esperienze digitali molto migliori per attrarre i consumatori.

“Saranno soggetti alle stesse regole e dovranno quindi competere su un piano di parità con le banche”, ha detto Hsu, sottolineando che la HKMA vuole aumentare la concorrenza, facendo attenzione al contempo a non gettare le basi per una futura instabilità bancaria.