Holy, una bevanda alla conquista del mondo. Con un occhio alla finanza

18 Febbraio 2020, di Redazione Wall Street Italia

La sfida italiana ai grandi marchi americani dei drink wellness è già cominciata e sta dando i suoi frutti. Si chiama Holy ed è una bevanda in vetro votata al benessere, per combattere lo stress e disintossicare il fisico.
Pochissime calorie, pochi zuccheri e un concentrato di vitamine, minerali ed estratti di erbe e radici che aiutano a reintegrare l’organismo e mantenere il giusto livello di idratazione. È una bibita per tutti, analcolica e dissetante, leggermente gassata e con gusto gradevole nelle sue due varianti: Reload (a base di succo di pompelmo) e Reset (a base di melagrana e mirtilli).

A lanciare l’idea, prima in Italia e adesso anche sul mercato internazionale, sono tre giovani imprenditori spezzini ma milanesi di adozione, i fratelli Jacopo e Leonardo Signani, insieme all’amico dei tempi dell’università, Leonardo Presti. Tutti basati a Milano.

Al progetto ha creduto anche un gruppo di imprenditori italiani, tra cui la famiglia Marzotto. E insieme stanno finanziando la nuova realtà. Per entrare nel mercato del beverage di alta gamma, i Marzotto hanno messo 5 milioni di euro.
Si chiama Ignotus srl ed è la società veicolo creata dal ramo familiare rappresentato da Guillaume Desforges, nipote di Paolo Marzotto e figlio di Dominique Marzotto. Grazie a questo investimento, Ignotus ha acquistato il 50% di Holy Industries che ora è valutata circa 12 milioni. Tutto nasce da un’idea made in Usa.
Raccontano i fratelli Signani che tutto nasce dall’aver notato una bibita, Mercy, capace di mitigare i postumi della sbronza hanno pensato di contattare il produttore con l’idea di lanciarla sul mercato italiano, riadattandone il gusto. Ma la strada sembrava in salita.

Per questo «abbiamo deciso, con il supporto di chimici e nutrizionisti, si creare un nuovo soft drink totalmente votato al benessere, con straordinarie capacità di acquisizione di vitamine e dal sapore più accattivante». E così la bevanda Holy è andata sul mercato nel 2017. Poi però ci sono state varie fasi evolutive.

Work in progress. Alla fine dello scorso anno i fondatori di Holy, già molto presente nel canale Ho.re.ca, decidono di riformulare packaging e ricetta, grazie all’arrivo di Giorgio Vismara, oggi direttore generale di Holy e con alle spalle una ventennale esperienza tra Coca Cola e Red Bull. Holy è registrato con il marchio The Wellness Drink, a sottolineare la volontà di unificare vari settori, dal beauty al fitness. «Un concetto ripensato e rivisitato, frutto di un grande lavoro. Vismara ci ha messo circa sei mesi per cambiare la ricetta e il packaging mantenendo lo stesso apporto vitaminico. Ha aggiunto succhi di frutta naturali che hanno migliorato il sapore e siamo passati dalla lattina al vetro.

Abbiamo inoltre creato un’infrastruttura IT per ottimizzare i processi aziendali», racconta Jacopo Signani. Intanto il prodotto miracoloso ha stretto importanti contratti nel mondo della grande distribuzione, a cominciare da MyChef. «I risultati di vendita ci hanno aperto le porte di Autogrill, Pam, Bennet e abbiamo chiuso accordi di distribuzione con Tigros, Alì e altre 40 strutture di distribuzione all’ingrosso in Italia. Inoltre è stato aperto anche il mercato londinese con una presenza sul circuito Cash&Carry.

A Londra abbiamo assunto l’ex sales manager di Moster, Chas Loze (prima in Monster Energy)», continua Jacopo.
È ancora presto per parlare di utili ma intanto il fatturato cresce e la previsione del giro d’affari a chiusura 2020 si aggira intorno ai 5 milioni di euro, proveniente per metà dall’Italia e per l’altra metà dal mondo UK.
A settembre di quest’anno, intanto, si lancerà un nuovo packaging, questa volta disegnato da Stefano Giovannoni (spezzino, come i fratelli Signani e firma di importanti progetti di design internazionale).

Intanto l’ulteriore sviluppo di Holy prevede un altro round. Sono infatti in corso dei negoziati con family office internazionali e fondi di private equity per costruire una cordata in grado di supportare piani di investimento ambiziosi. In particolare, l’ulteriore sviluppo del mercato UK e nuove aperture tra Stati Uniti, Messico, Australia, Cina, Giappone e Turchia.

Inoltre ci sono vari dossier sul tavolo per fare accordi con partner distributivi importanti e nuovi nomi da far entrare in squadra. A seguire i due fratelli con Guillaume Desforges, che hanno tantissima voglia di fare impresa, già proprietari dei ristoranti di cucina peruviana Pacifico di Roma, Milano e Porto Cervo, stanno ultimando la ristrutturazione di un intero palazzo che darà vita a un ristorante giapponese su quattro piani a Milano in zona Sarpi con un concept molto innovativo e un design altrettanto intrigante. E nei progetti futuri potrebbe esserci anche il mondo dell’hôtellerie. Ma ora è presto per i dettagli.