Dazi: ripartono negoziati Usa-Cina, ridotte le speranze di un’intesa

30 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

Riparte oggi a Shanghai la due giorni di negoziati tra Cina e Usa sui dazi, dopo la tregua stretta il mese scorso durante il G20 di Osaka. Le speranze di progressi significativi durante il nuovo meeting sono basse, quindi funzionari e imprese si augurano che Washington e Pechino possano almeno dettagliare impegni per gesti di “buona volontà” e aprire la strada per le future trattative.

Questi gesti includono l’acquisto di commodities agricole statunitensi da parte della Cina e il consenso da parte degli Stati Uniti per consentire alle società statunitensi di riprendere in parte le vendite al gigante tech cinese Huawei Technologies.

Secondo quanto ha affermato Chi Lo, economista senior presso BNP Paribas in un’intervista recente alla CNBC,

“È probabile che avremo un accordo temporaneo nei prossimi mesi. Un primo passo per una negoziazione a lungo termine su questioni più profonde”. Per l’esperto un’eventuale pace commerciale non affievolirà le tensioni nel settore hi-tech. Per l’economista della banca francese, “le relazioni nel settore tecnologico probabilmente diventeranno ancora più “fredde” nei prossimi mesi o addirittura nei prossimi anni”. “In futuro ci sarà un rischio di guerra commerciale più mirato sul settore tecnologico”, ha detto l’economista.

Lo scorso venerdì, il Presidente Donald Trump ha affermato che la Cina potrebbe non voler siglare un accordo commerciale prima delle elezioni del 2020, nella speranza di poter negoziare dei termini più favorevoli con un altro presidente degli Stati Uniti in carica.

“Penso che la Cina probabilmente dirà ‘aspettiamo’”, ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. “Aspettiamo e vediamo se una di queste persone che potrebbero svendere gli Stati Uniti, vediamo se una di loro vincerà le elezioni”.

Da oltre un anno, le due maggiori potenze economiche al mondo hanno imposto dazi del valore di miliardi di dollari sui reciproci beni di importazione, danneggiando le catene di fornitura a livello mondiale e facendo tremare i mercati finanziari nella loro disputa sul “capitalismo statale” cinese e sui metodi usati nelle attività commerciali dal governo asiatico.