Guardian: altro che Brexit: vera crisi Ue è l’Italia

5 Novembre 2018, di Alberto Battaglia

Molto più della Brexit è la sfida sul budget che vede contrapposte la Commissione Ue e l’Italia, la vera questione che ora preoccupa i leader europei. Lo ha ricordato in parlamento il premier spagnolo Pedro Sanchez: “I britannici stanno 24 al giorno a pensare alla Brexit, mentre gli europei lo fanno quattro minuti ogni tre mesi”. Secondo il corrispondente da Bruxelles del Guardian, Daniel Boffey, “in cima alla lista attuale dei problemi c’è l’Italia”; l’esempio emblematico di un’unione economica che ha prodotto “divergenze nelle fortune” dei vari stati membri.

 

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, il Pil pro capite in Germania è salito del 19% dal 2010 al 2016 e del 14% nei Paesi Bassi e in Francia, ha ricordato Boffey; nei paesi meridionali, “dove il Pil pro capite era già più basso, è cresciuto molto più lentamente. In Italia è aumentato solo del 6%, in Portogallo del 10% – e nello stesso periodo è sceso del 7% in Grecia”.

 

L’aspetto che metterebbe in crisi l’operato Commissione è che è difficile non notare come ci sia “un odore di doppio standard [due pesi e due misure, Ndr.] sull’applicazione del Patto di stabilità e crescita in base al quale i governi sono obbligati dal 1997 a garantire che il deficit di bilancio non superi il 3% del prodotto interno lordo e che il debito nazionale sia inferiore al 60% del Pil”.

 

La Francia, com’è stato spesso messo in risalto dal governo italiano ha goduto spesso della possibilità di sforare il deficit: “La Francia è la Francia”, aveva giustificato il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, nel 2016. Un’affermazione che sembra indicare come esistano Paesi autorizzati a violare le regole in forza di un’importanza ritenuta maggiore. Anche la Germania, dal canto suo, ha superato il limiti sul surplus commerciale senza incorrere in sanzioni.

“Quello che vediamo ora è una tensione tra la sovranità fiscale a livello nazionale – il parlamento italiano può e dovrebbe decidere le proprie politiche di bilancio – e il fatto che questo paese sovrano ha aderito all’unione monetaria e ciò pone alcune condizioni, incluse tutte le regole fiscali”, ha spiegato al Guardian Guntram Wolff, direttore del think-tank Bruegel. Una contraddizione che il quotidiano britannico ritiene “potenzialmente fatale”.