Grecia in ginocchio: malati gravi in fila per avere medicine

8 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia
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ROMA – Ora che la crisi è arrivata anche sui banchi delle farmacie, la Grecia ha paura davvero. I medicinali, infatti, iniziano a scarseggiare e i malati gravi sono costretti a lunghe file fuori dai negozi. Sono in pochi a disporre di questi costosi farmaci e al ministero della Sanità è già allarme rosso. Il governo greco dovrà pagare i debiti che l’Ente Nazionale per il Servizio Sanitario (Eopyy), ormai prossimo alla bancarotta, ha accumulato nei confronti delle farmacie.

Entro il 17 giugno – ha fatto sapere il ministro della Sanità Christos Kittas – saranno disponibili 600 milioni di euro per pagare i fornitori, mentre Kostas Lourantos, presidente dell’ordine dei farmacisti dell’Attica, ha annunciato che aprirà un conto per ricevere le donazioni necessarie all’acquisto di medicinali costosi, che i farmacisti hanno smesso di fornire a chi è iscritto all’Eopyy.

Il centralino dell’associazione dei farmacisti è preso d’assalto ogni giorno da decine di pazienti disperati che non riescono più a trovare le medicine per curare diabete o cancro. Le lunghe code alle farmacie sono la fotografia di un paese sul lastrico, dove la crisi, ormai, aggredisce i bisogni primari della popolazione. Le casse statali si stanno rapidamente svuotando.

E Atene, secondo le fosche previsioni del New York Times, potrebbe essere presto costretta a sospendere i pagamenti di pensioni e salari e le importazioni di carburanti, prodotti alimentari e farmaceutici. Calano anche le entrate dal turismo: nel primo trimestre di quest’anno, sono arrivati in Grecia meno tedeschi, britannici e russi. E questa drastica diminuzione di presenze ha contribuito al calo del 15% delle entrate del settore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Inevitabile, quindi, che il tasso di disoccupazione raggiunga un nuovo record: a marzo è schizzato al 21.9%, dopo che a febbraio aveva segnato il 21.7%. In pratica, un greco su cinque è disoccupato e addirittura un giovane su due è senza lavoro.

Il tasso di disoccupaziome – rileva Elstat – è più elevato nei grandi centri e in particolare ad Atene. E proprio la capitale sembra risentire maggiormente del clima di tensione di questi giorni. Gil Shefler, un giornalista del quotidiano israeliano Jerusalem Post, è stato malmenato da un gruppo di sconosciuti mentre stava realizzando un fotoreportage nel centro della città.

Shefler stava riprendendo l’aggressione da parte di un gruppo di sconosciuti con il volto coperto contro alcuni immigrati stranieri e senzatetto sul marciapiedi antistante il Museo archeologico nazionale. Il giornalista ha riportato ferite e contusioni, e ha dovuto ricorrere alle cure in ospedale. Nei giorni scorsi, invece, un gruppo di ignoti aggressori aveva lanciato tre ordigni incendiari contro la sede del quotidiano Kathimerini e della stazione radio-televisiva Skay.

Ed è in questo clima arroventato che prosegue anche la campagna elettorale per il voto del 17 giugno. L’ultima polemica riguarda uno spot di Nea Dimocratia in cui alcuni bimbi greci si interrogano a scuola sul futuro del loro paese, immagini che hanno procurato al partito filo-Ue accuse di «propaganda selvaggia». E sulle urne, aleggia l’ombra della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ammonisce: «Gli aiuti concessi coprono una volta e mezzo il pil del paese. Non è più questione di solidarietà, bisogna capire se la Grecia si identifica con quanto abbiamo proposto».

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