Grandi banche europee sotto stress: attenti a questi nomi

25 Gennaio 2016, di Alberto Battaglia

MILANO (WSI) – Tempi duri per le banche europee: diversi istituti si apprestano a rivelare al mercato magri risultati per il 2015 e in particolare sono i casi di Barclays, Deutsche Bank e Standard Chartered a colpire l’attenzione, viste le performance delle rispettive azioni, molto al di sotto del benchmark dei titoli bancari europei; un trend visibile sin dall’ingresso dei nuovi amministratori delegati.

Nel club si è aggiunta anche Credit Suisse, che dopo l’annuncio del piano strategico ad ottobre ha invertito la rotta e, anch’essa, ha sottoperformato l’indice di riferimento.
Deutsche Bank ha già comunicato una perdita netta (la prima dal 2008) per 6,7 miliardi di euro nel 2015; Standard Chartered è attesa al varco con un calo degli utili per azione che dovrebbe attestarsi, secondo le previsioni, all’85%.

Proprio quest’ultima, con le sue pesanti esposizioni sui mercati emergenti, sul settore a reddito fisso, valutario e legato alle commodity, è la banca che ha suscitato la più profonda diffidenza da parte del mercato.

Anche Barclays ha, infine, preparato i propri investitori al peggio, con l’annuncio di un taglio al personale di 1200 unità, nel tentativo di accelerare un piano di ristrutturazione già in atto prima che il nuovo ceo, Jes Staley prendesse in mano il timone dell’istituto a dicembre.

Non solo MPS e banche, italiane, insomma. Sono diverse le banche europee sotto attenta osservazione.

“C’è in atto un dibattito per decidere se i modelli di business di StanChart e Deutsche Bank siano o meno incrinati alla base”, dice Ronit Ghose, analista del settore presso Citi,

Certo, la panoramica del settore bancario è poco incoraggiante in tutto il mondo: anche le sei principali banche americane, pur trovandosi in una condizione migliori delle controparti europee, non sono state in grado di registrare una crescita dei ricavi nel 2015.

Fonte: Financial Times