Governo tecnico: perché spesso fa rima con nuove tasse

3 Febbraio 2021, di Alberto Battaglia

Il governo tecnico, per definizione, è composto da una squadra di ministri prevalentemente estranei alla politica. A guidarlo, di solito, sono accademici o comunque professionisti esperti nelle materie che caratterizzano i ministeri di cui assumono il comando. Il primo governo di questo tipo fu il governo Dini, in carica dal 17 gennaio 1995 al 18 maggio 1996, dopo la caduta del primo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi.

Già da quella prima esperienza fu chiaro come ai governi tecnici siano toccate spesso decisioni largamente impopolari. Al governo Dini spettò, ad esempio, il riordino del sistema previdenziale, che ha introdotto gradualmente il sistema di calcolo contributivo. Tale riforma era ritenuta necessaria per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale, ma costringeva a lavorare più a lungo (e accumulare maggiori contributi) per raggiungere lo stesso assegno dell’era pre-riforma.

Nella storia recente, rimane impresso il governo tecnico presieduto da Mario Monti durante la crisi del 2011. Sotto la minaccia dello spread Btp-Bund, che rendeva assai più costoso finanziare il debito italiano, il governo Monti adottò politiche di tipo restrittivo che – secondo quanto fu ammesso in seguito dallo stesso ex premier – servirono a far acconsentire la Germania all’adozione del Quantitative easing Bce. Durante il governo Monti furono riformati il diritto del lavoro (con un primo ridimensionamento dell’articolo 18 che precedeva il Jobs Act renziano) e, ancora, il sistema previdenziale.

Governo tecnico e nuove tasse

Ai governi guidati da accademici e professionisti è stato spesso delegato, dai partiti che li sostenevano, il compito di introdurre norme restrittive e impopolari. Da un lato, le condizioni nelle quali si arriva a ricorrere al governo tecnico, sono spesso emergenziali. Proprio per fare fronte a stagioni di grande difficoltà, le forze politiche possono optare per la condivisione delle responsabilità e sostenere un esecutivo guidato solo da criteri di competenza.

Dall’altro lato, un gruppo di ministri la cui prospettiva non è quella di farsi rieleggere, ma di tornare ai rispettivi mestieri, sarà assai più libero di adottare provvedimenti particolarmente impopolari. Come, ad esempio, l’aumento delle tasse.

Non è ancora chiaro se il nascente governo Draghi avrà una squadra di ministri composta prevalentemente da tecnici. In ogni caso, le condizioni di emergenza non mancano. Nel 2020 il Pil italiano ha registrato un crollo dell’8,9%, il maggiore dalla fine della seconda guerra mondiale, mentre per il 2021 e il 2022 il Fmi stima una ripresa del 3% e del 3,6%. Alla fine del 2021, ha calcolato lo stesso Fmi, il rapporto tra debito pubblico e Pil salirà al livello record del 160%.