Governo: chi è ministro Economia Tria e cosa pensa di flat tax ed euro

1 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il governo gialloverde è cosa fatta. Dopo quasi 90 giorni di trattative estenuanti, colpi di spugna e incarichi accettati e rinunciati, l’avvocato e professore Giuseppe Conte è premier.

Il suo esecutivo dovrà eseguire il contratto scritto tra M5S e Lega. Nella rosa dei ministri compare ancora quel Paolo Savona che aveva causato lira di Mattarella ma non più al Tesoro ma agli Affari europei. E al dicastero di via XX Settembre arriva Giovanni Tria.

Attuale preside della facoltà di Economia di Tor Vergata, romano, classe 1948, una laurea in giurisprudenza alla Sapienza nel 1971, presidente della scuola nazionale dell’ amministrazione, membro della Società economia italiana e dell’American Economic Association, professore di Politica Economica a Tor Vergata, delegato del governo italiano nel Board of directors dell’Ilo (International Labour Office). Un curriculum corposo quello di Tria il cui nome però sembra rassicurare di più il Capo dello Stato Sergio Mattarella rispetto al nome di Paolo Savona.

“Non ha ragione chi invoca l’uscita dall’euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali, ma non ha ragione neppure chi sostiene che l’euro è irreversibile. Bisogna cercare soluzioni condivise e cambiare insieme perché uscire dall’euro da soli significa pagare solo costi senza benefici”.

Così scriveva Giovanni Tria in un articolo apparso lo scorso anno sul Sole 24 Ore insieme a Renato Brunetta. Allo stesso tempo nel 2016 prese le difese proprio di Savona in un affondo di quest’ultimo alla Germania.

Sulla flat tax, uno dei cavalli di battaglia del contratto Lega-M5S, il neo Ministro Tria su Formiche.net ha affermato che la riforma porterà ad effetti benefici sulla crescita e quindi generi quel gettito fiscale aggiuntivo ma per finanziarla potrebbe pensare di aumentare le aliquote dell’Iva.

“Sarebbe preferibile contare meno sulle scommesse e far partire la riforma con un livello di aliquota o di aliquote, che consenta in via transitoria di minimizzare la perdita di gettito, per poi ridurle una volta assicurati gli effetti sulla crescita. Inoltre non si vede perché non si debba far scattare le clausole di salvaguardia di aumento dell’Iva per finanziare parte consistente dell’operazione”.