Febbre buy-back sta raggiungendoli livelli pericolosi

31 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

La guerra commerciale tra Usa e Cina non raffredda la febbre di buy-back a Wall Street. Secondo un stima recente di Goldman Sachs, le società dello S&P 500 sono sulla buona strada per riacquistare altri $ 940 miliardi di azioni nel 2019. Una cifra superiore al boom dello scorso anno, quando i risparmi accumulati dalle imprese per il taglio delle imposte si è riversato sul mercato azionario.

Ma la fretta con cui la Corporate America vuole ripagare gli azionisti potrebbe rivelarsi pericolosa.

“I saldi di cassa sono diminuiti e la leva finanziaria è salita a un nuovo massimo storico”, ha scritto David Kostin, capo strategist dell’ azionario statunitense presso Goldman Sachs.

Wall Street ama le operazione di buy-back perché riducono l’offerta di azioni e aumentano la domanda. Riducendo il numero di azioni in circolazione, le partecipazioni di ciascun azionista aumentano. I riacquisti aumentano anche gli utili per azione, anche quando i profitti sottostanti rimangono gli stessi.

Nel 2017 le società non finanziarie dello S&P 500 hanno restituito agli azionisti il 82% del flusso di cassa tramite buyback e dividendi. Una percentuale che è salita al 104% durante i 12 mesi terminati a marzo.

Le principali società americane tra cui Apple, Wells Fargo e DuPont hanno annunciato programmi di riacquisto considerevoli negli ultimi mesi. La sola Apple  prevede di riacquistare altri $ 75 miliardi di azioni.

Ma il pericolo si nasconde dietro l’angolo. In uno sviluppo che appare allarmante, le aziende stanno restituendo agli azionisti più liquidità di quella che generano. È la prima volta che succede dopo la crisi del 2008, secondo Goldman Sachs. Questo situazione sta causando una riduzione della liquidità al ritmo più rapido  dal 1980.

Secondo Goldman Sachs, le società non finanziarie S&P 500 hanno ridotto le loro disponibilità liquide di $ 272 miliardi negli ultimi 12 mesi. Una riduzione che lascia ancora con un sacco di soldi nei forzieri delle azione, ma il cui calo, pari al 15%, segna la flessione più grande dal 1980.

“A meno che la crescita degli utili non acceleri, le aziende continueranno probabilmente a finanziare la spesa riducendo i saldi di cassa e aumentando la leva finanziaria”, dicono gli analisti di Goldman Sachs.