Global Private Equity Report: “come si muovono i migliori fondi”

11 Marzo 2019, di Fabrizio Guidoni

“Gli ultimi cinque anni, dal 2014 al 2018, sono stati i migliori per il settore del private equity. Abbiamo registrato livelli record di raccolta e di impiego del capitale, il numero più elevato di exit e rendimenti accettabili”. Così Hugh MacArthur, responsabile dell’attività di private equity di Bain & Company, commenta i risultati dell’ultimo Global Private Equity Report.

Più in generale la decima Relazione annuale sul private equity di Bain & Company rivela in che modo i fondi con le performance migliori mettono a frutto il capitale in un contesto caratterizzato dal rialzo dei multipli di prezzo e dalla forte concorrenza. Molte le conclusioni degne di nota, sottolineate in una nota appena diffusa dalla stessa Bain & Company, leader nel settore della consulenza per gli investitori in private equity. Innanzi tutto i numeri. I fondi di private equity hanno registrato un elevato aumento del valore degli investimenti nel 2018. Lo scorso anno ha rappresentato il culmine del quinquennio più positivo della storia del settore, con un controvalore delle operazioni di buyout pari a 2.500 miliardi di dollari.

“I limited partner – si legge nel comunicato – hanno confermato il loro entusiasmo e l’apporto di capitali freschi nel mercato. Per i general partner, mettere a frutto questi volumi record di capitale ha significato abituarsi a un certo livello di disagio nell’investimento”. Questo “disagio” si è concretizzato nel pagare prezzi mai visti prima. Non solo. Ha comportato anche lavorare su tutti i fronti per ricavare un valore coerente con gli obiettivi di rendimento. In particolare i general partner hanno migliorato le proprie tecniche per individuare le società target. Inoltre hanno affinato le operazioni di due diligence, concentrandosi su ogni possibile leva di estrazione di valore.

“Le società di private equity stanno lavorando molto intensamente per far sì che questo andamento possa mantenersi. La forte concorrenza sta infatti spingendo i multipli delle operazioni verso record storici. In parallelo il crescente nervosismo in merito a un’eventuale recessione economica sta pesando sulle decisioni. Questi rischi stanno alzando l’asticella per gli acquirenti, che sono chiamati a eseguire un’eccellente due diligence. Questa comporta l’integrazione degli aspetti commerciali e operativi di questa attività, oltre che un’attenta strutturazione delle operazioni” conclude Hugh MacArthur.