Vietato fare marcia indietro sulla riforme delle pensioni realizzata negli ultimi anni. L’avvertimento viene da Luigi Federico Signorini, vice direttore generare della Banca d’Italia, intervenuto oggi di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017.
“L’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema – spiega Signorini -. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto precedentemente prospettato”.
Il riferimento esplicito è al Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto, secondo cui l’incidenza sul Pil della spesa per pensioni, oggi pari al 15,5%, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045. Questi previsioni, conclude Signorini “mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.
Il giudizio è ampiamente condiviso dal presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, anch’egli intervenuto presso le commissioni Bilancio impegnate nell’esame della nota di aggiornamento al Def.
”Ogni arretramento” rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la riforma Fornero sulle pensioni, esporrebbe la finanza pubblica ”a rischi di sostenibilità”. Secondo Martucci, è necessario “confermare i caratteri strutturali, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri, come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione”.
L’ex ministro del Lavoro del Governo Monti, Elsa Fornero
A chiedere al governo di bloccare l’aumento dell‘età pensionabile a 67 anni previsto per il 2019, rivedendo il meccanismo che lega l’accesso alla pensione all’aspettativa di vita, sono i sindacati confederali: Cgil, Cisl e Uil.
Il governo, come riporta l’agenzia Reuters, ha escluso finora operazioni di revisione generalizzate, aprendo tuttavia a “misure puntuali”.
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