Wall Street: chiusura debole. Petrolio torna a scendere

23 Novembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Chiusura negativa per la Borsa Usa con il Dow Jones che perde lo 0,17% a 17.793 punti. Male anche lo S&P 500 in flessione dello 0,10% a 2.087 punti mentre il Nasdaq lascia sul terreno lo 0,06% a 5.102 punti.

Dopo avere messo a segno la migliore settimana dell’anno, gli indici sono condizionati dall’andamento volatile del petrolio. E’ venuto meno il sostegno dato dal petrolio nel durante, quando il contratto a gennaio era arrivano a guadagnare l’1% con le speranze che l’Opec possa tagliare la produzione nella riunione del 4 dicembre prossimo. Quelle speranze sono state alimentate dalla volonta’ espressa oggi dall’Arabia Saudita a lavorare con gli altri produttori del cartello per mantenere stabilita’ nel mercato. Alla fine pero’ hanno avuto la meglio gli scettici convinti che difficilmente l’Opec cambiera’ rotta rispetto a quanto visto nell’ultimo anno, durante il quale il petrolio ha subito un crollo.

A livello settoriale pesano le utility seguite dai titoli tecnologici e industriale. Sul fronte societario, il mercato ha bocciato il matrimonio Pfizer – Allergan: le aziende hanno annunciato un merger che dara’ origine a un colosso farmaceutico mondiale mettendo a segno la piu’ grande inversione fiscale. La mossa e’ stata criticata indirettamente dalla Casa Bianca e direttamente dai candidati democratici alle elezioni presidenziali Hillary Clinton e Bernie Sanders.

In attesa della seconda lettura del Pil del terzo trimestre, in arrivo domani e prevista in miglioramento, continua il dibattito su un possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre. John Williams, presidente della Fed di New York, ha detto che una stretta il mese prossimo e’ molto probabile.

L’umore nelle sale operative è cambiato rispetto alla settimana scorsa, quando l’azionario globale ha registrato la prova migliore da sei settimane. A conti fatti, il balzo potrebbe essere un rimbalzo del gatto morto. L’azionario americano potrebbe comunque ritrovare slancio in una settimana corta: giovedi’ il mercato sara’ chiuso per celebrare il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving), festa che generalmente caratterizza un’ottava positiva per i listini. In essa, negli ultimi 10 anni l’S&P 500 in media ha guadagnato l’1,9%.

Dalla Cina sono arrivati nuovi segnali di rallentamento, il Venezuela ha lanciato un allarme sui prezzi del petrolio, che secondo il governo del paese sudamericano tra i maggiori esportatori della materia prima potrebbero scendere fino a 20 dollari al barile se l’Opec non interviene.

Sul valutario il dollaro continua la corsa, favorito dalle parole del presidente della Fed di San Francisco. Williams ha detto che ci sono i presupposti per un rialzo dei tassi di interesse a dicembre, a meno di sorprese provenienti dal settore macroeconomico.

Il petrolio ha chiuso la seduta a New York in calo. Il contratto a gennaio ha perso lo 0,36%, 15 centesimi, a quota 41,75 dollari al barile. Il greggio non ha saputo tenere gli incrementi registrati nel durante sulla scia dei commenti arrivati dall’Arabia Saudita (vedi grafico), che si dice disposta a collaborare con gli altri Paesi parte del cartello per mantenere stabilita’ nel mercato. Alcuni investitori avevano interpretato in modo “bullish” le indicazioni arrivate dalla nazione piu’ importante all’interno dell’Opec: l’idea era che nella riunione a Vienna del 4 dicembre prossimo l’Opec possa decidere di tagliare la produzione. Altri restano scettici che il cartello sia intenzionato a cambiare strategia, basata sul mantenimento della produzione attuale per difendere quote di mercato. I futures sul Wti hanno perso il 45% negli ultimi dodici mesi.