FUSIONI E FARMACEUTICI: NUOVI ACCORDI IN VISTA

15 Gennaio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il settore farmaceutico torna a far parlare di sè dopo un periodo di stasi, soprattutto rispetto agli altri comparti industriali. E così, dopo le rinnovate voci di un possibile anche se futuribile accordo di fusione tra le americane Pfizer e la Warner Lambert, è bastato un breve e laconico comunicato delle due principali società farmaceutiche britanniche per riaccendere l’interesse sul settore.

La Glaxo Wellcome e la Smithkline hanno infatti reso noto che “stanno portando avanti discussioni che potrebbero, come non potrebbero, condurre ad una fusione tra pari”.

Un accordo che darebbe vita al primo gruppo industriale farmaceutico del mondo, con una quota di mercato del 7,4% per quanto riguarda i farmaci da prescrizione. Con un fatturato di oltre 62.000 miliardi di lire e una capitalizzazione di circa 360.000 miliardi di lire. Un accordo che se non ci fosse stato quello tra AOL e Time-Warner sarebbe la maggiore fusione degli ultimi anni, ma che comunque se andrà in porto si piazzerebbe tra le prime cinque della storia.

Tanto è bastato per attirare l’attenzione su di una fusione che già stata annunciata un paio di anni fa, ma che poi era fallita nel 1998 per l’impossibilità dei due numero uno di accordarsi sulle rispettive competenze.

Ma ora qualcosa è cambiato. E il solo primo annuncio della ripresa dei negoziati ha portato i titoli della Glaxo e della Smithkline a trainare al rialzo il listiistino di Londra; e i due titoli hanno chiuso la giornata rispettivamente con un più 4,5 e un più 7,7 per cento.

Gli investitori istituzionali che hanno sempre spinto per questa soluzione ora però temono una nuova delusione e per questa ragione le due società hanno fatto sapere che fino alla fine delle trattative non emetteranno alcun tipo di informativa o di comunicazione.

La nuova società dovrebbe essere divisa al 60% e al 40% tra gli azionisti di Glaxo e Smithkline. E il risparmio sui costi si tradurrebbe in 20 miliardi di sterline, circa 60 mila miliardi di lire.

Le attività delle due società non si sovrappongono,ma potrebbero essere comunque a rischio 15.000 posti di lavoro. Il presidente della Glaxo Richard Sykes è convinto che da questa fusione usciranno i forti investimenti necessari alla ricerca nel campo della genetica per curare le malattie del metabolismo.

Ora non resta che aspettare, a parlare saranno, per un pò, solo i listini azionari.