È fuga dai fondi dei paesi Emergenti

12 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

PECHINO (WSI) – È iniziata la fuga dai fondi dei paesi in via di Sviluppo. Si tratta della maggiore fuoriuscita di soldi degli ultimi sette anni, ovvero dallo scoppio della crisi finanziaria mondiale.

Nel complesso sono 9,3 miliardi i dollari che sono usciti dai fondi nell’ultima settimana.

Dopo tre settimane molto positive, l’azionario cinese è il settore più colpito, con gli investitori che hanno ritirato 7,1 miliardi in soli quattro giorni. Nelle tre settimane precedenti i fondi azionari di Pechino avevano visto investimenti record, tra cui la somma incredibile di 4,6 miliardi nell’ultima settimana di maggio.

I mercati emergenti sono sotto pressione anche per via del rafforzamento del dollaro, che ha portato a una performance sotto la media per gli asset finanziari dei paesi in via di Sviluppo, valute comprese.

Nell’ultimo mese, per esempio, il rublo ha perso l’8,6% contro il biglietto verde mentre il peso colombiano il 5,9% e il ringgit della Malaysia il 3,2%.

Oltre alle monete, a essere sotto attacco sono i bond. I tassi in netta ripresa dei paesi sicuri come Germania e Stati Uniti hanno difatti portato un ripensamento delle strategie di investimento e dell’esposizione ai crediti ad alto rischio. Ora che il gap di rendimento tra paesi percepiti come solidi e quelli meno sicuri si sta stringendo, molto investitori preferiscono tornare nei lidi protetti.

Molte delle nazioni in via di Sviluppo, Cina in primis, sono inoltre nel bel mezzo di una fase di rallentamento economico dopo aver registrato tassi di crescita poderosi che si stanno rivelando insostenibili sul lungo termine.

La domanda cinese per materie prime è in frenata e anche il boom creditizio interno si sta sgonfiando.

L’anno prossimo Pechino annuncerà il varo di nuove misure di stimolo volte a finanziare l’imminente tredicesimo piano quinquennale. Nel programma i leader cinesi daranno la priorità a strategie e misure per assicurare una prosperità duratura per l’intera nazione cinese, ma perché il piano abbia successo le imprese statali e i governi locali necessiteranno di una immissione di capitale fresco.

Fonte: Financial Times

(DaC)