Ftse Mib debole, pesa la decisione della Fed di alzare tassi Usa

27 Gennaio 2022, di Massimiliano Volpe

Seduta incerta quella di oggi per il Ftse Mib e le principali Borse europee dopo gli annunci di ieri della Federal Reserve che si è mostrata hawkish (falco). In Europa questa mattina segno meno per il Dax di Francoforte che arresta dell’o 0,85%, mentre il Cac40 di Parigi perde lo 0,64%. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib cede lo 0,35%.

A Milano si salvano dalle vendite solo i principali gruppi bancari con Intesa Sanpaolo che avanza dell’1% e Unicredit segna un timido +0,35%. Attesi in giornata i conti di Unicredit relativi al 2021. Il settore bancario è tra i pochi a beneficiare di un aumento dei tassi di interesse.

Ftse Mib e banche centrali alle prese con l’inflazione

Sui mercati riflettori puntati ancora sui prossimi annunci della Fed in merito alle misure che intende mettere in campo per contenere il boom dell’inflazione degli Stati Uniti. Come ampiamente anticipato, ieri sera i tassi sui fed funds sono stati lasciati invariati nel range compreso tra lo zero e lo 0,25%. Ma ormai è questione di tempo prima che vengano alzati: molto probabilmente già nella riunione di politica monetaria di marzo, come ha indicato lo stesso Jerome Powell, numero uno della Fed, nella conferenza stampa successiva all’annuncio della banca centrale.

Ora la palla passa alla Bce per capire le prossimi mosse che potrebbe prendere per contrastare l’aumento dell’inflazione nel Vecchio Continente. Secondo Bert Flossbach, co-fondatore di Flossbach von Storch “a differenza della Fed, la Bce sta cercando di guadagnare tempo. Il 16 dicembre ha annunciato che terminerà il suo programma di acquisto di emergenza pandemica (Pepp) a marzo come previsto. Tuttavia, potrebbe cambiare idea nel caso di nuove ondate di Coronavirus o se i dati economici fossero scarsi”.

Sui mercati obbligazionari da registrare vendite sui BTP con conseguente e allargamento dello spread, tornato stabilmente sopra i 140 punti, anche per via dello stallo nell’elezione del Presidente della Repubblica.

Tra le materie prime da registrare che ieri è proseguito il rally del petrolio con il Brent che ha toccato i 90 dollari per la prima volta dal 2014, in scia alle tensioni con la Russia.

Sul fronte criptovalute, continua a prevalere la tendenza ribassista con poche variazioni di prezzo, anche se gli operatori più esperti ritengono sia solo una correzione di mercato.