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Ftse Mib altamente concentrato: ecco chi domina l’indice italiano

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La salute del mercato azionario italiano è misurato con un termometro speciale, ossia il FTSE MIB, l’indice principale di Borsa Italiana che vanta una capitalizzazione pari a circa l’80% del valore totale degli scambi di Piazza Affari e raccoglie le 40 società più capitalizzate e liquide del listino.

A differenza dei colleghi tedeschi e francesi, rispettivamente DAX o CAC 40,  è un indice profondamente legato all’economia domestica ma sbilanciato. A dirlo Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Chi domina il FTSE MIB: la view di eToro

  I due settori dominanti, dice Debach sono banche e utility che “dipendono direttamente dalla domanda interna”.

Il credito erogato dagli istituti finanziari è strettamente connesso all’andamento del PIL nazionale, mentre le utility, altamente regolamentate, risentono delle scelte di politica energetica e dei consumi interni.

Dati alla mano, le banche pesano per il 34,57%, le utility per il 13,24%, rendendolo particolarmente esposto alle decisioni della BCE e alle dinamiche del credito. Un 14,12 per cento è rappresentato dall’automotive, con Ferrari, Stellantis e Pirelli, mentre ha un ruolo marginale la tecnologia, che conquista un risicato 2,70%. Sottorappresentato anche il comparto sanitario è sottorappresentato, fermandosi a un modesto 1,95%, mentre nei benchmark internazionali il settore ha un ruolo molto più rilevante.

Questa struttura –sottolinea Debach – influenza direttamente la volatilità dell’indice, anche perché manca un’esposizione significativa a settori globali come la tecnologia e il farmaceutico, capaci di attutire gli shock domestici.

Il FTSE MIB è altamente concentrato con le prime 10 società che pesano oltre il 70% dell’intero indice. Intesa Sanpaolo e Unicredit, da sole, valgono circa il 27% e hanno contribuito per oltre il 68% del rialzo del listino da inizio anno. Se si allarga lo sguardo ai big del listino – tra cui Enel, Ferrari, Generali, Eni, Stellantis, Prysmian, STMicroelectronics e Leonardo – il loro peso complessivo sfiora l’87%.

Questo scenario riflette una realtà chiara: il mercato italiano fatica a competere con le grandi multinazionali europee, che dominano settori globali come il lusso, la farmaceutica e la tecnologia, comparti che nel FTSE MIB restano marginali.

Performance fuori dal podio

Ci sono comunque delle eccezioni. Il 2025 ha visto l’exploit anche titoli a minor capitalizzazione tra cui Iveco, Buzzi, Banco Popolare di Sondrio, Banco BPM, Moncler, Poste Italiane, Banca Mediolanum, Italgas e Snam che hanno registrato rendimenti a doppia cifra da inizio anno, pur avendo un impatto limitato sull’indice.