Frenata economia costerà cara ai consumatori, rischio super Iva nel 2020

6 Febbraio 2019, di Mariangela Tessa

L’ingresso dell’Italia in recessione aumenta il rischio di una “super Iva” già nel 2020. È lo scenario evocato dal Sole24ore, secondo cui con la frenata dell’economia italiana “diventa difficile raggiungere i tassi di crescita di base previsti dal governo per i prossimi due anni, +0,8% sia nel 2020 sia nel 2021, per non parlare del +1,1% (+1% nel 2021) scritti nel programmatico”.

In un contesto simile, senza clausole di salvaguardia, i conti pubblici rischiano di peggiorare notevolmente, come già anticipato dal governatore di Bankitalia Visco.

“Senza le clausole, ha ricordato Visco, il deficit nominale dell’anno prossimo arriverebbe di slancio al 3%, e si può aggiungere che lo strutturale non sarebbe molto più basso (la commissione Ue, nei calcoli di novembre contestati dal Mef, lo collocava a quel livello proprio perché non considera gli aumenti Iva). Con ricadute evidenti sul debito, il cui programma di riduzione (dal 131,7% al 130,7%) è per quest’anno interamente affidato a una promessa di privatizzazioni da 18 miliardi (un punto di Pil, non a caso) di complicatissima praticabilità”.

Super Iva avrebbe un effetto duplice

In un ciclo economico di debolezza, la super-Iva messa in programma per i prossimi due anni avrebbe dunque un duplice effetto.

“Gli aumenti aiutano i conti pubblici ma complicano quelli privati, nel senso che tengono a bada il deficit ma frenano l’economia. Il problema è che in termini di saldi l’aiuto ai conti pubblici offerto dagli aumenti pesa più del triplo rispetto al freno prodotto sull’economia”.

A dirlo sono gli stessi numeri del Mef: per il 2019 la manovra ha cancellato 12,4 miliardi di aumenti Iva, cioè lo 0,69% del Pil, ma l’effetto «espansivo» di questa mossa vale solo lo 0,2 per cento. I calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio sono ancora più moderati, e sostengono che lo stop alle clausole aiuti il Pil quest’anno per un solo decimale, anche perché già atteso dai consumatori e quindi poco incisivo sulle loro scelte.

“Questa partita si gioca poi sul terreno delicato dei consumi interni, a cui è affidato quasi integralmente l’effetto di spinta della manovra dopo la rimodulazione degli investimenti. Consumi che a fine 2018 si sono appiattiti contribuendo alla frenata congiunturale appena certificata dall’Istat” conclude l’articolo.