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Franco ai massimi da 11 anni ma è un problema per la Svizzera. Ecco perché

Il 2026 si è aperto all’insegna dell’incertezza globale e, come spesso accade in questi contesti, i cosiddetti beni rifugio stanno beneficiando del clima di tensione. Oro e argento hanno aggiornato i massimi storici, mentre il franco svizzero ha raggiunto livelli che non si vedevano da oltre un decennio. Una buona notizia per chi detiene la valuta elvetica, molto meno per chi deve governare l’economia svizzera.

Il franco è considerato da anni una delle monete più solide al mondo, simbolo di stabilità politica, rigore fiscale e credibilità delle istituzioni. Proprio per questo, però, ogni fase di instabilità geopolitica o macroeconomica finisce per rafforzarlo ulteriormente. E oggi questo meccanismo sta iniziando a creare più problemi che vantaggi.

Franco svizzero: una corsa iniziata prima del 2026

Dall’inizio dell’anno il franco svizzero si è già apprezzato di circa il 3,5% contro il dollaro, dopo aver chiuso il 2025 con un guadagno vicino al 13%. Nei giorni scorsi ha toccato un massimo a 11 anni contro il biglietto verde, mantenendosi su livelli elevati anche dopo un leggero ritracciamento.

A spingere la valuta elvetica non è un singolo fattore, ma una combinazione di timori globali: l’imprevedibilità della politica commerciale statunitense, i dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve e persino le tensioni geopolitiche legate alle dichiarazioni americane su possibili interventi militari in diverse aree del mondo, dalla Groenlandia al Medio Oriente. In questo contesto, il franco torna a svolgere il suo ruolo storico di porto sicuro. Ma ciò che rassicura gli investitori internazionali mette sotto pressione la Banca nazionale svizzera (SNB).

Perché un franco forte complica la vita alla banca centrale

Martin Schlegel, presidente della SNB, lo ha detto chiaramente a margine del World Economic Forum di Davos: più cresce l’incertezza globale, più il franco si rafforza, e questo rende la politica monetaria molto più complicata. Il problema principale è l’inflazione, o meglio la sua assenza. A differenza di molte economie avanzate, la Svizzera non sta combattendo contro prezzi troppo alti, ma contro una dinamica opposta. L’inflazione è ferma intorno allo 0,1%, mentre il tasso di riferimento della banca centrale è già allo 0%. In pratica, il Paese è a un passo dalla disinflazione e dal ritorno ai tassi negativi.

La Svizzera conosce bene i tassi negativi. Li ha utilizzati per sette anni, fino al 2022, una scelta molto impopolare tra risparmiatori e banche, perché azzera i rendimenti sui depositi e riduce la redditività del settore creditizio. Schlegel ha ammesso che la soglia per tornare sotto zero è oggi più alta rispetto al passato, ma ha anche chiarito che non è un tabù. Se il franco dovesse restare troppo forte e la dinamica dei prezzi peggiorare, la SNB potrebbe essere costretta a intervenire.

Un’arma tradizionale della banca centrale è l’intervento diretto sul mercato dei cambi, vendendo franchi e acquistando valuta estera. Ma oggi anche questa strada è piena di ostacoli. Negli ultimi mesi la Svizzera ha appena evitato uno scontro commerciale con gli Stati Uniti, riuscendo a ridurre dazi molto pesanti imposti dall’amministrazione Trump. Washington ha più volte accusato alcuni partner commerciali di manipolare le valute e ha inserito la Svizzera in una lista di Paesi “da monitorare” per le loro politiche macroeconomiche.

In questo contesto, interventi aggressivi sul cambio rischierebbero di attirare nuove tensioni politiche e commerciali. Un fattore che limita ulteriormente il margine di manovra della SNB.

Nonostante queste difficoltà, molti osservatori restano convinti che il franco svizzero continuerà a essere una delle valute più resilienti al mondo. Il suo ruolo di bene rifugio, il legame con l’andamento dell’oro e il costante surplus delle partite correnti svizzere sono fattori strutturali che vanno oltre le scelte di politica monetaria. Anche eventuali interventi della SNB potrebbero solo attenuare, ma non invertire, una tendenza di fondo. La storia recente mostra che, nei momenti di forte incertezza, i flussi verso il franco possono continuare anche quando i tassi scendono o la banca centrale agisce sul mercato dei cambi.