Francia: Sarkozy vuole un euro più debole

9 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

C’è attesa sui mercati per le prime mosse sul fronte dell’economia da parte del neo eletto presidente francese, Nicolas Sarkozy, il quale sarebbe a favore di un euro più debole. Lo afferma Sebastian Paris-Horvitz, strategista presso Axa Investment Managers, in un’intervista rilasciata a Bloomberg News. Axa Investment Managers gestisce portafogli per circa 440 miliardi di euro. “Sarkozy è a favore dell’idea che la politica economica del Governo francese debba essere legata alla politica dei tassi d’interesse della Banca centrale europea, il che, in questo caso, significa un euro più debole”, ha detto Paris-Horvitz intervistato due giorni fa a Parigi. Quanto alle Borse, lo strategista afferma che “i mercati attendono le prime mosse di Sarkozy sul fronte economico e di vedere come risolverà i possibili conflitti con i sindacati, nelle trattative sul salario minimo. La riduzione delle barriere nel mercato del lavoro è la modifica più importante attesa dai mercati”, precisa. Intanto definire debole un dollaro che ha toccato il minimo record di 1,3681 contro l’euro e minimi di 25 anni rispetto alla sterlina è un eufemismo. La valuta Usa ha spazio per scendere almeno un altro 10 per cento entro fine 2008, affermano Jay Bryson, economista presso Wachovia Corp., e Kenneth Rogoff, che è stato capo economista presso il Fondo monetario internazionale. Il biglietto verde ha perso solo il 3,4 per cento negli ultimi due anni, scendendo a minimi decennali, secondo un indice elaborato dalla Federal Reserve, ponderato agli scambi commerciali rispetto a 38 Paesi, Cina, Messico, Canada e Paesi europei compresi. Nei tre anni terminati nel 1988, il dollaro aveva fatto un capitombolo, perdendo il 30 per cento. “La debolezza del dollaro poggerà su basi ampie e potrebbe perdurare per anni”, dice Bryson, economista globale presso Wachovia, che ha sede a Charlotte, nella Carolina del Nord e che precedentemente è stato analista valutario presso la Federal Reserve. Gli investitori si disfano dei dollari, attirati dai migliori rendimenti offerti altrove. Per la prima volta dal 2001, gli Stati Uniti conosceranno una crescita più lenta rispetto all’Europa e per la prima volta in 16 anni rispetto al Giappone, secondo le previsioni del Fmi. Il differenziale nei rendimenti tra i titoli del Tesoro decennali tedeschi e quelli Usa si è ridotto ai minimi dal 2004. L’indice ponderato per il dollaro della Fed “Us Trade Weighted Real Broad Dollar Index”, indicatore mensile depurato da inflazione, è sceso del 16 per cento dal 2002 a oggi, a quota 94,27, vicino ai minimi dell’ultimo decennio. Secondo Bryson potrebbe scendere del 15 per cento entro fine del 2008.