Forum Ocse: ripresa Pil si ottiene con mobilità del lavoro

31 Maggio 2016, di Daniele Chicca
ROMA (WSI) – Il tasso elevato di disuguaglianza riduce la crescita economica e a dimostrare questa tesi ci sono statistiche demografiche e dati macro. Lo ha detto Gabriela Ramos, Chief of Staff dell’Ocse e sherpa dell’organizzazione durante i meeting del G20 e G7.
Durante i primi lavori e dibattiti del forum di tre giorni organizzato dell’Organizzazione parigina, uno dei punti più importanti emersi riguarda la lotta alle disparità sociali come base di partenza per risollevare la crescita. Il professore di Media e Scienze del MIT, César Hidalgo, ha osservato che il segreto per ottenere una ripresa – di cui non parla nessuno ma della cui presenza tutti sono consapevoli (il cosiddetto ‘elephant in the room‘) – è la mobilità del lavoro.
Il diritto di lavorare non è un diritto universale che vale ovunque, perché per lavorare in alcuni paesi hai bisogno di un permesso di lavoro di un visto. Raggiungere una mobilità universale della forza di lavoro aiuterebbe invece a rilanciare il Pil mondiale, secondo la tesi del professore del MIT.
I due facevano parte del pannello di economisti Ocse intervenuti questa mattina sul tema della “Productivity & Inclusive Growth“. Sul tema delle disuguaglianze si sono trovati pressoché tutti d’accordo, anche i presenti in sala. Dopo aver ascoltato gli esperti, più di un terzo del pubblico (68%) che ha votato sul tema, ritiene che la crescita anemica della produttività e le disuguaglianze siano strettamente collegate.
Considerando che 75 milioni di giovani sono disoccupati nel nostro pianeta, ottenere una simile mobilità “sarebbe ottimo, i giovani sono ben istruiti ma non riescono a trovare un lavoro che sia adatto alle loro capacità e competenze”. Avere l’opportunità di offrire il proprio parco di conoscenze ed esperienze in tutto il mondo, permetterebbe a tutti di aumentare la possibilità di trovare un posto di lavoro.
La crisi ha avuto un impatto fortemente negativo sul futuro dei giovani, aumentando i tassi di povertà e le esclusioni sociali, anche nei paesi industrializzati. I paesi del G20 hanno preso l’impegno di ridurre del 15% entro il 2025 la quota di persone che sono a rischio di venire escluse in maniera permanente dall’istruzione e dal mercato del lavoro.

Il tutto mentre la popolazione continua a invecchiare, in particolare nel mondo industrializzato, e i tassi zero o negativi offrono ritorni da investimento e rendimenti dei risparmi sempre più bassi. Significa che inevitabilmente dovremo lavorare più a lungo. Le ricerche dell’Ocse dicono che ci vorrebbe una transizione più graduale e progressiva verso il pensionamento.

Pannello Ocse diviso su reddito minimo

Attualmente è difficile per le autorità trovare la ricetta giusta per offrire la possibilità di andare in pensione gradualmente. Così come è difficile trovare il modo per combattere la povertà crescente.

Il reddito minimo per tutti non è una cattiva idea in un contesto di crisi sociale come quella attuale, secondo Hildalgo. Il vero problema economico da risolvere, a giudicare dai comportamenti della società attuale infatti, secondo il capo del laboratorio media del MIT, il Media lab, è il credito al consumo.

È invece una stupida idea, secondo Diane Cole, professoressa di economia all’Università Manchester e fondatrice della società di consulenza Enlightenment Economics. O per lo meno lo è se prima non viene risolto uno dei grandi problemi del mercato del lavoro contemporaneo, quello delle nuove tecnologie che sostituiranno diversi impieghi.