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L’Italia prova a innovare il proprio sistema di previdenza complementare puntando sui più giovani. La proposta in fase di discussione prevede la creazione di un Fondo di previdenza dedicato ai neonati, gestito dall’Inps, con avvio previsto per il prossimo 1° gennaio.
L’obiettivo è ambizioso: offrire uno strumento di accumulo di capitale che accompagni i bambini dalla primissima infanzia fino alla maggiore età, consentendo loro di disporre di risorse al momento dell’ingresso nell’età adulta.
Alla base dell’iniziativa c’è l’idea di introdurre un incentivo pubblico in grado di rendere più semplice e conveniente aprire una posizione previdenziale a favore di neonati, figli o nipoti. La formula ricorda alcuni storici strumenti di risparmio dedicati ai minori, come i vecchi libretti di risparmio o le polizze infantili, ma con un taglio moderno e finalizzato al lungo termine.
Fondo pensione per i neonati: il quadro normativo della proposta
Il primo impianto normativo è contenuto in un emendamento alla legge di Bilancio, presentato da Fratelli d’Italia. La proposta prevede che l’adesione sia volontaria e che possa essere effettuata dai genitori o dai parenti fino al terzo grado. La posizione previdenziale potrà essere aperta nei primi tre mesi di vita del bambino.
Il versamento iniziale richiesto alla famiglia è simbolico: 100 euro, ai quali si aggiunge un contributo annuale dell’Inps pari a 50 euro. La logica è quella di permettere un accumulo graduale: i versamenti familiari, che potranno essere liberi o periodici, si sommeranno al contributo pubblico, generando un capitale che crescerà progressivamente nel tempo fino al compimento del diciottesimo anno di età del beneficiario.
Come funzioneranno i fondi e come potranno essere utilizzati
Al raggiungimento della maggiore età, i giovani potranno riscattare le somme accumulate. Le risorse potranno essere impiegate in diversi ambiti, come spese universitarie, corsi di formazione, percorsi di specializzazione o l’avvio di piccole attività imprenditoriali. Le modalità di riscatto – inclusa l’eventuale possibilità di anticiparlo – saranno definite da un decreto del Ministero del Lavoro e del Mef, con il coinvolgimento di Inps e Covip.
Le prime stime indicano che il costo per la finanza pubblica si aggirerebbe intorno a 18 milioni di euro l’anno, basandosi sui circa 369 mila nati previsti nel 2024.
Parallelamente, è stata avanzata una seconda proposta, a firma del senatore Marco Lombardo di Azione. Anche in questo caso, si tratta di un meccanismo volontario, ma con un incentivo pubblico più sostanzioso: 300 euro nel primo anno di vita del bambino, seguiti da 200 euro annui per i successivi quattro anni. Le famiglie dovrebbero comunque contribuire con 100 euro. Il costo stimato per lo Stato è di 500 milioni di euro nel primo anno e di 250 milioni a regime, a indicare un impegno significativo ma mirato a costruire un capitale consistente per ogni giovane.
Un’occasione per ampliare la previdenza complementare
L’iniziativa arriva in un contesto in cui la previdenza complementare in Italia interessa circa 10 milioni di cittadini, con un’età media superiore ai 47 anni. Uno dei principali limiti del sistema finora è proprio la concentrazione degli iscritti in fasce di età già avanzate. L’introduzione di strumenti pensati per i più piccoli punta a abbassare l’età media degli iscritti, creando una cultura della previdenza fin dalla nascita e incentivando l’abitudine al risparmio previdenziale.
L’idea di accompagnare un individuo dall’infanzia fino all’ingresso nell’età adulta attraverso una posizione previdenziale dedicata rappresenta anche un tentativo di rafforzare il sistema pensionistico futuro, promuovendo la sostenibilità e la continuità delle risorse disponibili.
La proposta, inoltre, apre scenari di innovazione sociale e finanziaria, favorendo il coinvolgimento dei familiari e la costruzione di un capitale iniziale che potrà contribuire a sostenere percorsi di istruzione o iniziative imprenditoriali nei primi passi della vita adulta.