Fondi pensione, 2018 da dimenticare per i rendimenti. Meglio Tfr

13 Giugno 2019, di Mariangela Tessa

Dopo un decennio positivo, il 2018 è stato un anno da dimenticare per i fondi pensione in termini di rendimento per i sottoscrittori.

Lo ha certificato la Covip, la commissione di vigilanza sui Fondi pensione, nella sua relazione annuale, da cui è emerso che i fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno perso, in media, rispettivamente il 2,5% e il 4,5%; mentre per i nuovi Pip di ramo III, la flessione è stata ancora maggiore e pari al 6,5%.

Per le gestioni separate di ramo I, il risultato è stato invece positivo, pari all’1,7% ma comunque inferiore alla rivaluzione del Tfr, che al netto delle tasse è stata dell’1,9%.

Tuttavia nel confronto decennale (2009-2018) i fondi pensione risultano ancora decisamente più convenienti: il rendimento netto medio annuo composto è stato del 3,7% per i fondi negoziali e del 4,1% per i fondi aperti; nei PIP si è attestato al 4% per le gestioni di ramo III e al 2,7% per quelle di ramo I. Mentre sullo stesso orizzonte temporale la rivalutazione del TFR è stata del 2%.

Sotto il profilo dei costi, i PIP restano i prodotti più cari su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) è in media del 2,21% (1,88% per le gestioni separate di ramo I e 2,29% per le gestioni di ramo III), mentre si confermala minore onerosità dei fondi pensione negoziali (0,39%) e fondi pensione aperti (1,37%).

Dopo un decennio “più che positivo”, quindi, i mercati trascinano giù anche la previdenza complementare, il cui totale degli iscritti a fine 2018 era di circa 7,9 milioni, comunque in crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente, e con un tasso di copertura del 30,2% sul totale delle forze di lavoro.