Fisco lunare: vessazioni ad oltranza, a prescindere

26 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

 

Il Modello 740 del 1992 venne definito “lunare” dall’allora e ormai defunto ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi SCALFARO, a causa delle astrusità richieste per la sua compilazione.

La vicenda, per quanto ciclica anche per effetto delle periodiche e cc.dd. “cartelle pazze”, salì alla cronaca dell’epoca in conseguenza di un drammatico episodio che registrò il suicidio di un commercialista che, resosi conto di un errore nella compilazione di questo documento definito lunare, decise di porre fine alla sua vita.

Non vi nascondo che anche io,  nella veste di titolare di una società uni-personale da circa una decina di anni  non sono mai sufficientemente tranquillo e che, pur non potendo evadere in alcun modo in quanto i miei clienti sono solo banche e  professionisti che pagano l’abbonamento al sito o la formazione in materia di “Antiriciclaggio” solo dopo aver ricevuto idonea fattura, quando mi chiama il postino per firmare una raccomandata, un brivido mi attraversa la schiena.

Finora e per fortuna, si è sempre trattato di “errori” senza conseguenze, risolti in autotutela, ma vi assicuro che per chi è titolare di partita IVA la tranquillità è inibita, deve stare sempre in tensione perché l’errore, anche in buona fede, è dietro l’angolo.

Errore in buona fede o come dire inconsapevole, come quel ministro che acquistò l’attico alla Fontana di Trevi a Roma.

Detto così, può sembrare una esagerazione ma vi assicuro che è la sacrosanta verità.

La vessazione, da parte dell’amministrazione finanziaria, non è rivolta verso gli evasori totali – cioè soggetti privi di Partita IVA ovvero pur avendola ottenuta, non hanno istituito le scritture contabili e non presentano alcuna dichiarazione – e che l’Anagrafe tributaria le definisce “Partite morte”, bensì nei confronti di contribuenti ufficiali con tanto di nome e cognome.

Converrete con me che è più facile cercare una “virgola” che manca ovvero apposta nel posto sbagliato su questi soggetti che cercare altrove.

E così è, da sempre ed a prescindere!

In molti casi,  al nostro sistema fiscale non interessa contestare che “l’asino vola” o l’inverosimile anche con sanzioni a nove zeri: servono per alzare i grafici e non interessa a nessuno se poi in Commissione tributaria il 50% dei contenziosi non trovano conferma.

L’alternativa è, o pagare subito oppure fare ricorso: in ambo i casi sono oneri da sostenere, tanto in termini economici che morali.

D’altro canto, per rimanere alla parola “lunare”, l’impostazione generale non può essere diversamente perché non si può tradire una tradizione, una storia.

Quando si dice che gli infarti aumentano sempre più: sarà colpa del modo di operare della macchina tributaria?

Non è d’accordo a questa contestazione, al fatto che l’asino può anche volare? Intanto faccia ricorso e poi si vedrà!

Si salvi chi può!