Fisco: il fallimento del “redditometro”

10 Luglio 2017, di Giovanni Falcone

Gli antichi o per meglio dire le persone sagge, quelle di una certa età, per definire un “fallimento” ricorrono spesso ad una frase fatidica: “è costata più la salsa che il pesce”, significando che, il contorno o l’ingrediente  è costato più dell’intero piatto, cioè del “pesce”.

Così è stato per il “Redditometro”, un ennesimo strumento lunare utilizzato per tanti anni dall’Amministrazione finanziaria per la caccia agli evasori.

Ovviamente, a parte  i soliti fessi, quelli che con la partita IVA ci lavoravano effettivamente – magari dichiarando meno ma dichiarando – gli evasori, quelli veri, non li ha mai trovati. Partiva dal possesso degli aerei e dei cavalli da corsa per finire al tenore di vita condotto dal contribuente per fare delle presunzioni, al ribasso naturalmente.

Posto che io nelle  64 passate primavere non ho mai avuto l’onore di conoscere possessori di “aerei o cavalli da corsa” ma più spesso “prestanomi” (amanti, ragionieri tutto fare, suocere novantenni con conti correnti ben nutriti e movimentati, quali rapporti extracontabili di attività economiche, desinati ad ospitare il nero aziendale), apprendo oggi che per circa tremila accertamenti effettuati nell’ultimo anno dalla macchina fiscale, sono stati recuperati soltanto due milioni di euro.

Saranno bastati, spero, almeno a pagare gli stipendi degli Ispettori del fisco che hanno condotto l’attività di verifica.

Insomma, per come ho introdotto il discorso “ la salsa è costata più del pesce” e dopo svariati anni di richiami, avvisi bonari, rettifiche di dichiarazioni, abusi e quant’altro il “redditometro” va in pensione, non prima però di aver finito di contare gli aerei e i cavalli da corsa in circolazione.

Problema mentale (insormontabile)

Il vero problema del nostro fisco è che si focalizza nella ricerca e nello spremere, per meglio dire , la parte ufficiale dell’economia, facendo invece poco o nulla verso la c.d. economia sommersa.

Per esempio, controllare l’effettivo esercizio per l’attività economica dichiarata delle “Partite IVA” aperte, rappresenta il vero e incontrastato “tallone d’Achille” delle frodi e truffe alla Pubblica amministrazione.

Le false fatturazioni, finalizzate ad abbattere i carichi fiscali, le fatturazioni infragruppo – tutte verso la fine di ogni esercizio finanziario, in autunno,  verso ottobre e dicembre – per regolarizzare i carichi fiscali fra le società della stessa Holding, le sotto o sovrafatturazioni nell’import-export, le estero vestizioni, gli “stati di avanzamento lavori” fasulli negli appalti pubblici e quant’altro0, non li vede o almeno non li ha visti nessuno in passato.

Personalmente, come dico sempre, ho visto più fatture false in otto anni in bamca che in trent’anni di Guardia di finanza.

Il nostro fisco, rispondendo ad una metafora di vita che ben conosciamo,  è forte con i deboli e debole con forti.

Il Redditometro è stato uno strumento di persecuzione e vessazione non solo fiscale, ma psicologico e morale che finalmente ha fatto il suo tempo: è morto e, personalmente non andrò neanche al suo funerale.

Amen!