Fisco: Contribuenti.it, record d’evasione alle pompe funebri

2 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – L’Italia è il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 50,5% del reddito imponibile che non viene dichiarato, e il record tocca alle pompe funebri dove, a stare alle dichiarazioni dei redditi, due morti su tre si tumulano da soli. Lo rileva un’indagine di Contribuenti.it, l’Associazione contribuenti italiani, condotta su dati divulgati dalle polizie tributarie dei singoli stati Ue. Dopo l’Italia, nella lista nera figurano la Romania con il 41,6%, la Bulgaria con il 38,3%, l’Estonia con il con 37,4%, la Slovacchia con il 32,4%. Fanalino di coda l’Inghilterra con il 11,9%, il Belgio con il 10,3% e chiude la Svezia con il 7,6%. In Italia i principali evasori risultano essere gli industriali (32%), bancari e assicurativi (28%), seguiti da commercianti (12%), artigiani (11%), professionisti (9%) e lavoratori dipendenti (8%). A livello territoriale, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali nei primi 7 mesi del 2010, troviamo la Lombardia, con +10,1%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 9,2% e alla Campania +8,0%. A seguire la Valle d’Aosta con +7,3%, il Lazio con +7,1%, la Liguria con +6,3%, l’Emilia Romagna con +6,1%, la Toscana con +5,4%, il Piemonte con +5,2%, le Marche con +5,0%, la Puglia con +4,5%, la Sicilia con +4,5% e l’Umbria con +4,4%. La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nei primi sette mesi, di circa il 12,8%. E poi c’è poi la sorpresa delle pompe funebri. Due decessi su tre registrati all’anagrafe sono sconosciuti dal fisco. «Dall’analisi degli studi di settore – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – delle aziende funerarie nel nostro Paese 2 morti su 3 si tumulano da soli. Tariffe molto alte, quindi, che molto spesso però non lasciano traccia». «Dai dati è inoltre emerso – continua Carlomagno – che solo un cittadino su cinque sa perché paga le tasse, mentre quattro su cinque si considerano sudditi di un’amministrazione finanziaria troppo burocratizzata, che non eroga i servizi sociali dovuti, violando i diritti dei contribuenti». «Di fronte a un fenomeno così pervasivo – conclude Carlomagno – servono strategie fiscali diverse. Bisogna puntare sulla tax compliance anziche’ sui tradizionali strumenti di repressione. È necessaria un’illuminante politica di collaborazione con le associazioni rappresentative dei contribuenti per generare una autentica cultura antievasione».