Fine della festa per i FAANG, bruciati $200 miliardi in due sedute

30 Ottobre 2018, di Mariangela Tessa

Fine della festa a Wall Street per i big dell’hi-tech americano. Nelle ultime due sedute, i titoli dei cosiddetti FAANG, ovvero Facebook, Amazon.com, Netflix e Alphabet sono finiti nel vortice delle vendite, spazzando via 200 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.

Le vendite delle ultime due sedute sono solo la punta dell’iceberg di un ottobre nero per le star dell’hi-tech americano: ciascuna compagnia ha infatti perso durante il mese tra il 14 e il 24%.

La capitalizzazione complessiva dei FAANG è così scesa dalla cifra record di 2,5 mila miliardi di dollari luglio a 1,93 mila miliardi di lunedì.

A pesare sono anche le notizie arrivate dal Regno Unito: nel piano di bilancio per il 2020 il governo britannico ha annunciato l’imposizione di una tassa digitale su Google, Facebook e altre multinazionali dell’hi-tech. È una prima mondiale.

Le società con almeno 500 milioni di sterline di ricavi dovranno sborsare una tassa del 2% sulle vendite di servizi digitali nel Regno Unito. L’iniziativa dovrebbe generare oltre 400 milioni di sterline per le casse statali e mettere a tacere le polemiche sulle tasse troppo basse riservate alle aziende del settore nel Regno Unito. La Commissione Europea aveva da tempo lanciato un appello per una tassa del 3% sulle società più redditizie.

L’ultimo segnale negativo è arrivato ieri da Amazon, che ha lasciato sul terreno oltre il 6% e ora rischia di finire in territorio ‘orso’ per la prima volta da due anni e mezzo; ciò significherebbe che il titolo ha perso almeno il 20% dall’ultimo record, quello del 4 settembre scorso. Nelle ultime due sedute, ha bruciato 126,4 miliardi di dollari di capitalizzazione, colpa anche di ricavi trimestrali e di un outlook deludenti.

Prossimo banco di prova arriva oggi con la trimestrale Facebook, che pubblicherà i conti a borsa chiusa. Le attese sono per una crescita dei ricavi del 33% nel terzo trimestre, il tasso più basso da quando la società è sbarcata in Borsa, ovvero nel 2012.