Fincantieri-Stx, golden share allargata non serve a nulla

29 Settembre 2017, di Giovanni Falcone

Fincantieri: golden share allargata

L’istituto del controllo pubblico per la tutela dell’interesse nazionale come quello della “difesa” è stato praticamente annacquato con l’accordo raggiunto ieri, a Lione, fra l’Italia e la Francia.

Infatti, avere il 51% nella gestione dell’impresa, la Fincantieri, il nostro gioiello nazionale della difesa e non solo, non serve a niente se restiamo sotto tutela del management francese della STX che deve costantemente verificare il puntuale rispetto degli accordi raggiunti e sottoscritti per una decina di anni a venire.

Nella migliore delle ipotesi, la vicenda sta a indicare una mancanza di fiducia non tanto verso le indubbie capacità imprenditoriali del management della Fincantieri, ma verso i politici nostrani.

Con l’accordo raggiunto, mi sembra leggere il contenuto del 3° comma dell’art.117 della nostra Carta costituzionale laddove parla che, in determinate materie tassativamente elencate – e non sono poche – la legislazione è “concorrente” fra centro e periferia, fra Stato centrale e Regione. Quando si è d’accordo nessun problema, si prendono decisioni, si fanno piani industriali, progetti di crescita, offerte per partecipare a gare pubbliche e quant’altro.

In Italia se non si è d’accordo su questa “legislazione concorrente” nella migliore delle ipotesi non si decide niente, nella peggiore si fa ricorso alla Corte costituzionale.

In verità qui da noi per il tirare a campare spesso si decide di non decidere e si va avanti, per inerzia.

Spero che alla Fincantieri non sia così e che il 51% serva a qualcosa altrimenti servirà solo a esportare le nostre debolezze, le nostre incertezze, la nostra “accozzaglia” politica.

Spero molto che la gestione sia determinata nelle scelte, nell’ottica di un piano industriale vincente come l’Italia imprenditoriale sa fare. I politici, quelli, sono un’altra cosa.